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ai iUt
The Estate of the late
Professor J. E. Shaw
La Maestrina duyli Operai.
La Maestrina
degli Operai ^
RACCOiNTO
EDMONDO DJ-: AMICIS
MILANO
\ ^ Y R A 1 E L L I T R E V E S , EDITORI
^ 1901
3.^ Edizione.
PROPRIETÀ LETTERARIA
I diritti di riproduzione e di traduzione sono riser-
vati per futti 1 paesi, compreso il Regno di Svezia
e di Norvegia.
% R A"'^
^ ? '963 J
Tip. Fratelli Trevc
,A MAESTRINA Dli(iLI(JlM^liAI
I.
Una delle più belle scuole subur-
bane di Torino, che son tutte nuove
e di bell'aspetto, è quella del piccolo
sobborgo di Sant'Antonio, posto un
miglio fuor di porta e abitato in gran
parte da contadini e da operai di due
grandi fabbriche di ferramenti e di
acido solforico, che lo riempion di ru-
more e lo copron di fumo. Il sob-
borgo è formato da una sola strada
diritta, fiancheggiata di piccole case
e d'orticelli, dalla quale si spicca un
De Amicis. I
La maestrina degli operai
largo viale, che corre nella campa
gna aperta: in fondo a questo v'è la
chiesa, solitaria, e dall' un dei lati
sul confine d' un campo, la scuola
L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cin
que stanzoni al pian terreno, per le
cinque classi elementari, e due ca-
merette per il cantoniere e sua mo-
glie che servon da bidelli, e al pian
di sopra i quartierini per le quattro
maestre e un maestro, che hanno
ciascuno due camerette e una cucina.
Agli insegnanti appartengono cinque
orti minuscoli , chiusi nel muro di
cinta del cortile, e coltivati dal bi-
dello, che tien per sé i legumi e dà
al primo piano le fragole e i fiori.
Questa piccola famiglia scolastica, non
visitata che rare volte dall'ispettore
di Torino, se ne vive là come in una
La macstrina degli operai 3
villetta, tranquilla e -libera; senonchè
le delizie della villeggiatura le sono
molto scemate da quattro mesi di
freddo e di nebbia, durante i quali il
luogo è uggioso e la solitudine triste.
Era appunto una giornata grigia
e cruda della fin di novembre , e la
giovine maestra Varetti stava guar-
dando con maggior tristezza del so-
lito , dalla finestra della sua came-
retta, i tetti bassi del sobborgo , al
di sopra dei quali fumavano i ca-
mini altissimi delle officine, e la va-
sta pianura coperta di neve, chiusa
lontano dalle Alpi bianche , velate
dalla nebbia. L'uggia della stagione
e del luogo le era accresciuta dal
pensiero molesto di dover incomin-
ciare il giorno dopo la scuola serale
degli adulti a cui 1' aveva destinata
La maestrina degli operai
la Direzione delle scuole di Torino ,
essendosi fatta dispensare da quel-
r ufficio , dopo un mese e mezzo di
lezioni , la moglie del maestro Ga-
rallo , per indebolimento improvviso
della vista. Ella non sarebbe stata
così inquieta se avesse dovuto far
quella scuola in un altro villaggio
qualsiasi; ma le davan pensiero quei
contadini del suburbio , guasti dalla
vicinanza della città, dove andavano
a passar la domenica, e donde ogni
giorno di festa veniva là uno sciame
di barabba a giocare e a straviziar
nelle osterie , triplicate di numero
dopo che v'era il tranvai; la intimi-
divano anche di più gli operai, meno
rispettosi dei contadini e meno ma-
neggevoli , fra i quali si diceva che
ci fossero dei socialisti; e più ancora
La maestrina degli operai
che gli uomini fatti, tutti quei ragazzi
tra i dieci e i sedici anni, ch'essa ve-
deva uscire a frotte dalle fabbriche,
maneschi, sboccati, insolenti e, a quel
che le dicevano, più sfrontatamente
corrotti e viziosi dei grandi. Ma la
sua inquietudine derivava pure da
ragioni particolari della sua natura e
della sua vita. Figliuola d' un mag-
giore di fanteria, di famiglia nobile,
morto alla battaglia di Custoza, vis-
suta fino a diciott' anni in un colle-
gio severo di provincia, timida e gen-
tile di natura, aveva avuto fin da
bambina una specie di terrore fanta-
stico della plebe, effetto d' una ma-
lattia grave, che le era nata da una
violenta commozione di spavento, per
aver visto dalla finestra di casa sua
una rissa sanguinosa d' operai mina-
6 La ìiiaestrina degli operai
tori. Essa credeva assai più numerosa,
e anche più malvagia che non sia,
quella parte infima del popolo che
vive in uno stato di ribellione per-
petua a tutte le leggi sociali, e che
dà la maggior folla alle carceri e alle
galere: questa, nella sua immagina-
zione, era quasi la plebe intera: e il
pensiero di quel vasto sotterraneo
tenebroso, ch'ella si figurava aperto
sotto i suoi piedi, nel quale corre-
vano rigagnoli di vino e di sangue e
lampeggiavan coltelli e sonavan grida
d'assassinati e bestemmie orrende e
canti osceni di malfattori e di don-
nacce, r affannava quasi di continuo
come una visione orribile, da cui non
si poteva liberare. Quando qualcuno
le passava accanto, che le paresse di
quella gente, le correva un brivido
/,<7 maesfn'ita degli operai 7
per le vene ; a una frase del loro
gergo, che le venisse per caso all'o-
recchio, le si accapponava la pelle;
e al solo veder per la strada un
principio di rissa , impallidiva come
una morta, si sentiva fuggire le forze,
rientrava in casa tremante da capo a
piedi, sconfortata dell'umanità e della
vita. Sentiva non di meno per que-
gli esseri una curiosità viva ed in-
quieta, che la forzava a guardarli,
quando poteva, di nascosto, a meditar
le loro frasi colte a volo, come ma-
nifestazioni parziali del loro animo,
a rintracciar particolari della vita e
della natura loro nelle cronache dei
giornali, dov'eran raccontate le loro
gesta. E questo terrore morboso cer-
cava in ogni modo di vincerlo, poi-
ché, buona e religiosa com'era, scn-
T^a ìitaestrina degli operai
tiva che derivava da fonte impurn,
da una insufficiente comprensione,
da un sentimento non abbastanza
profondo dell'ingiustizia sociale, della
miseria, dell' ignoranza e del malo
esempio, cagioni prime dell' abbruti-
mento e del delitto. E quand' era
chiusa nelle sue meditazioni, capiva
e sentiva tutto ciò vivamente, s' im-
pietosiva per coloro che l'atterrivano,
li amava d' amor cristiano, sognava
anzi un' opera redentrice , una le-
gione di signore missionarie di bontcà
e di gentilezza tra la plebe, imma-
ginava sé stessa dedicata a quell'o-
pera, entrava col pensiero nei luoghi
piij abbietti a tentar d' aprire e di
ammollire i cuori, e le pareva che ci
sarebbe riuscita, e si eccitava in que-
sta immaginazione fino a piangerne
La maestrina degli operai
di tenerezza, e s'illudeva d'aver acqui-
stato, come per un miracolo, il co-
raggio, tanto da fermar nell' animo
di nrettersi alla prova, alla prima oc-
casione. Ma un'ora dopo, se le ac-
cadeva di passar davanti a una delle
fabbriche del sobborgo mentre n' u-
sciva l'onda nera e tumultuosa degli
operai, la riprendeva con tutta la sua
forza il sentimento consueto, e ogni
sforzo eh' ella facesse per resistervi,
era vano. Quando la sera della do-
menica, stando alla finestra, vedeva
[\\ fondo al viale la lanterna rossa e
r uscio illuminato dell' osteria della
Gallina^ al primo suono delle voci
sformate e minacciose che annunzia-
vano una baruffa, all'immagine ese-
crata, che le si presentava subito,
dei coltelli branditi e d'un cadavere
De Amicis. 2
La macsirina deQ-li oterai
steso sulla via, le pigliava una debo-
lezza mortale dalla nuca alle reni,
un senso inesprimibile d' impotenza,
come una paralisi improvvisa del cor-
po e dell' anima, che le lasciava ap-
pena la forza di chiudere le imposte.
E non potendo far altro cercava di
fortificarsi l' animo prendendo fami-
liarità coi suoi piccoli alunni della
seconda classe, pensando che molti
di essi, fatti grandi, sarebbero pur
stati come quegli uomini che le met-
tevan tanto terrore, bevitori, rissosi,
pronti al coltello, feroci. E con que-
sto pensiero li osservava curiosa-
mente, li interrogava, s'ingegnava di
scoprire in loro i germi delle pas-
sioni violente e brutali che li avreb-
bero agitati più tardi. Ma i suoi studi
le giovavan poco. La più parte erano
La tHcUòiitiui titi^'i ui'LKii li
apatici a segno che non si cacciavan
neppure le mosche dal naso e dagli
occhi mentre leggevano, e quanto al
penetrar nel loro cuore, l' impresa
era così difficile, che in un anno e
più da che si trovava a Sant' Anto-
nio, essa non era ancora riuscita a
farne" piangere un solo. La classe so-
ciale che le turbava l' anima rima-
neva sempre davanti alla sua imma-
ginazione misteriosa e terribile come
prima.
La maestrina degli operai
IL
Tutta compresa di quel pensiero,
ella seguitava con 1' occhio un treno
lontano della strada ferrata, che ri-
gava la pianura bianca, quando fu
distratta da una visita, che a quel-
r ora non s' aspettava più. Era la
maestra Mazzara, arrivata da Torino
col tranvai : veniva una volta il mese
a trovar la sua amica suburbana,
come la chiamava, quasi sempre il
dopo pranzo del giovedì. Era mag-
giore di lei di dieci anni, alta e secca,
tutta nervi, con una carnagione di
un rosso di prosciutto crudo, e aveva
due begli occhi grigi curiosissimi ,
scintillanti sopra un naso a falcetto,
La tnaestniia degli opeviii i3
(li sotto al quale s'apriva una fon-
tana di parole inesauribile, che qual-
che volta pareva che s'ingorgasse al-
rorifizlo, e non potesse uscire per la
troppa furia.
Baciata l'amica, le disse quello che
aveva già fatto nella giornata: aveva
girato r ingirabile: s'era levata alle
sette, era andata a trovare una sua
amica francese, monaca^ maestra nel-
l'istituto del Sacrc-Cceiir, a chieder no-
tizie d' un'altra malata, maestra nel-
l'istituto Faconti, a raccomandare un
ragazzo a don Bosco, all'Oratorio di
via Cottolengo; poi aveva portato un
articolo d'un'amica alla direzione del-
l' Unione degV insegnanti e dato una
corsa, per un suo affare, alla Società
del canto corale, di cui faceva parte,
— Dopo questo — concluse — hc>
14 La maestrina degli operai
ancora voluto venire a veder la mia
Enrica. — Ma, avvicinandosi per ri-
baciarla, s'accorse della sua tristezza,
e cambiando improvvisamente viso,
voce e atteggiamento: — Che c'è?
— le domandò. — Cos'hai? Che è
accaduto ?
La Varetti la fece sedere davanti
a sé, nel vano della finestra, e le
disse della scuola serale e dei suoi
timori.
— Non è altro? — domandò viva-
mente l'amica, sorridendo. — Oh po-
vera bambina! Tu dovresti esser con-
tenta! Lasciamo andare che sono ot-
tanta lire al mese di più.... Ma tu ti
crei dei fantasmi. Ti assicuro che ti
troverai benissimo, invece. La gente
del popolo è buona; non bisogna ba-
dare alla scorza; ci scoprirai delle
La ntnestrtiia degli operai i5
qualità di cui non liai idea. Vedrai,
vedrai. Già, tu lo sai, io sono mezza
socialista.
Era anche socialista, inff!tti; era
un po' di ogni cosa. Religiosa con le
famiglie religiose , democratica con
le famiglie del popolo, aristocratica
con l'aristocrazia, fautrice dell' "eman-
cipazione,, della donna con le ami-
che "emancipate,,, e affettuosamente
piaggiera con tutti, aveva relazione
con mezza Torino, bazzicava cento
case, dove dava lezioni e accettava
pranzi, conosceva preti, deputati, gior-
nalisti, gente bisognosa, che raccoman-
dava da tutte le parti; aveva amiche
in tutti gli istituti signorili, era confi-
dente di cinque o sei direttrici, scri-
veva lettere d'ammirazione, per aver
degli autografi, a uomini e a donne
i6 La maestrina degli operai
illustri, andava agli accompagnamenti
funebri dei morti ragguardevoli, cac-
ciandosi in mezzo ai parenti per farsi
credere amica di casa, presentava gli
uni agli altri i suoi conoscenti del
mondo scolastico-letterario, rendeva
servizi a tutti, risapeva tutto, s'inten-
deva di tutto. Soltanto, non scriveva
perchè le mancava il tempo; anzi,
non parlava mai di letteratura, che
le premeva poco; non era nata che
per r azione, non aveva alcuna va-
nità letteraria; la sua suprema ambi-
zione era di diventar direttrice d'una
scuola municipale.
Ma la Varetti non fu punto rassi-
curata dalle sue parole. Sapeva, per
esempio, che a una maestra della
scuola serale di Sant' Andrea gli
alunni avevan perfin disegnato delle
La ìiincstrinn degli operai 17
figure oscene sulla lavagna, e fatto
tali scandali in classe, eh' era stata
costretta a far venire suo padre a as-
sistere alle lezioni. Un' altra aveva
trovato una lettera piena di sudicie-
rie sotto il calamaio, e s' era quasi
ammalata dallo spavento perchè le
avevano messo un topo vivo nel cas-
setto del tavolino. Infine, una mae-
stra d'un altro sobborgo, avendo de-
nunciato all'autorità due alunni gran-
di che disturbavano la scuola, questi
s'erano appostati di notte sulla strada
dove doveva passare e l'avevan but-
tata in un fosso.
La Mazzara scrollò le spalle. Erano
invenzioni, esagerazioni: le maestre
facevano una tragedia d'ogni bazze-
cola. — Credi — disse — il popolo^
gli operai specialmente, son gente di
De Amicis. 3
La ntaesti'ina degli operai
buona pasta, di cui si fa quello che
si vuole, basta saperli prendere pel
loro verso; e chi ne sparla, non li
conosce. Parlo degli uomini, però.
Quanto alle donne.... è un altro affare.
E anche per confortare l'amica col
proprio esempio, le. prese a raccon-
tare le fatiche che durava lei a far
la scuola festiva nella Sezione Nor-
berto Rosa. — Figurati, cinquanta
alunne di tutte le età, dai dieci anni
ai cinquanta, sartine, serve, operaie,
bottegaie, ostesse, giovani di nego-
zio, piene di malizia.... e di peggio.
Entrano in scuola facendo un bac-
cano indiavolato, si disputano perfino
a pugni i posti vicino alle finestre,
per poter vedere gli amanti nella
strada. E poi, un amor proprio I Le
donne d'età non vogliono che io cor-
La ìnacstrina degli operai 19
regga i componimenti a voce alta, e
rispondono impertinenze se le rim-
provero; le giovani ridono quando
faccio la morale; questa non vuol
che imparare a far dei conti per la
sua osteria, quella non vorrebbe che
scriver lettere, 'per esercitarsi alle
corrispondenze amorose; una vuole
uscir prima perchè ha la cucina che
l'aspetta, un'altra s'addormenta per-
chè ha passato la notte a cucire o a
chi sa come. Credi, Enrica, che è
molto meglio aver che fare coi baffi.
Mentre essa discorreva, l'amica os-
servò un bel vestito di lana bigia fi-
nissima, che non le aveva mai visto,
un po' troppo appariscente per lei; e
le domandò quanto le costasse. Quella
arrossì un poco, e rispose di sfuggita :
— Roba vecchia. — Ma alla Varetti
La maestrina degli operai
passò per la mente un sospetto spia-
cevole : che anche quello, come già
un altro dell'estate scorsa, fosse un
vestito smesso d' una bella ragazza
che aveva fatto fortuna senza mari-
tarsi, e che prendeva lezioni private
d'ortografia dalla Mazzara, per " met-
tersi all'onore del mondo „.
La maestra riprese il suo discorso.
— Bisogna vederle uscire, poi. Al
suono della campanella scappan tutte
con tanta furia, che alle volte cadono
l'una addosso all'altra, ed è un mira-
colo se non seguon disgrazie. Nella
strada si tiran delle palle di neve, si
rincorrono. È uno scandalo, se tu ve-
dessi. Ma non è il peggio. C'è sempre
un branco d'uomini alla porta. A sen-
tirle, son tutti fratelli e cugini. C'è
anche dei caporali. E si pigliano a
La maestrina degli operai
braccetto senza complimenti, in fac-
cia alla direttrice. Ce n' è una, fra
l'altre, una servetta, un serpente,
che bisognerà finire con cacciarla, da
tanto che ci fa disperare. Non s'è
mai visto un' impudenza simile. Ha
anche lei un cugino, come l'altre. Tu
vedessi che bel giovane ! Uno che
viene di fuor di Torino apposta per
aspettarla, un'anima persa, uno di
questi barabba, tu sai, che non han
paura di nulla e che ti freddano un
uomo per una parola. E il bello è
che mentre fa all' amore con lei , è
geloso anche delle altre. Lui le vor-
rebbe tutte. Ha già attaccato lite con
mezzo mondo. Ma tutti lo temono
perchè è già stato un anno in pri-
gione per una coltellata. Bisogna ve-
der che faccia: degli occhi che met-
La maestrina degli operai
tono i brividi. E quella sfrontata se
ne vanta, capisci, vorrebbe imporne
alle compagne come una regina, e
minaccia di far bucare la pelle ai loro
fratelli e amorosi. Domenica scorsa
egli tirò uno schiaffo a uno, ci fu un
parapiglia, accorsero le guardie. Un
giorno o l'altro l'ammazzano. Ma di'
pure un bel giovane. L'anno passato
andava a far le gare di lotta sìVA-
rena torinese e dicono che buttava
giù tutti. Non tanto alto, ma forte e
svelto, dei bei capelli neri, con un
ciuffo sulla fronte, una bella vita.
Ouand'è impostato là alla cantonata,
durante la lezione, c'è una dozzina
d'alunne, tutte quelle vicine alle fine-
stre, che non c'è più verso di tenerle.
Non capisco.... A me farebbe paura.
]\Ia dicendo questo, rise, e quel
La maestrina degli operai 28
riso spiacque alla Varctti, la quale
ci vedeva un sentimento discordante
dalle parole, e ne comprendeva il
perchè. Figliuola d'un brentatore tri-
sto soggetto, cresciuta in mezzo a
tre fratelli discoli, legati con la peg-
gior bordaglia di Torino e stati in
carcere più volte per disordini e risse,
la Mazzara s'era levata al di sopra
della propria famiglia a forza di studio,
e in grazia di una naturale bontà d'a-
nimo e di certe aderenze signorili; ma
le era rimasta per quella gente una
specie di simpatia di razza; la quale,
pur non osando esprimersi aperta
mente, si lasciava indovinare in una
certa indulgenza sorridente, spinta
talvolta fino ad un'ammirazione vol-
gare delle loro gesta , che offendeva
la delicatezza della sua amica. Que-
?4 La maestrina degli operai
Sta dimenticò in quel momento la loro
buona amicizia di tre anni, e un ser-
vigio importante che le aveva reso
la Mazzara in una congiuntura dolo-
rosa, e s'alzò, impazientita da quei
discorsi.
L'amica le domandò se aveva da
uscire. Essa rispose di sì, che andava
alla " benedizione „ come tutti i giorni.
Allora quella cambiò tutt'a un tratto
viso ed accento , e le disse con dol-
cezza di divota: — Fai bene, bimba
mia. Anch'io sento il bisogno d'andar
in chiesa ogni giorno, a dedicare un
pensiero a Dio. Dopo mi sento meglio.
D'altra parte doveva essa pure tor-
nare a Torino. Doveva ancora fai
visita a un'amica, parente d'una mae-
stra che era stata istitutrice in casa
del principe di Carignano, doveva
Ln ynaestrina degli operai 2 5
fare una conriiissionc al parroco della
Con.^olata, un monte di cose.
— Dunque — le disse, prenden-
dole il mento con due dita — va' di
buon animo a far la scuola serale.
Son sicura che ci troverai della gente
di cuore, roiza, ma schietta, e anche
rispettosa. B .sta trattarli senza sus-
siego, semplicemente, alla loro ma-
niera. Tu v..drai. Fra un mese t'ado-
reranno.
La Varetti tentennò il capo. — Ho
dei cattivi presentimenti — rispose.
— Fantasie! — disse l'altra. — 11
popolo è come il diavolo; molto, ma
molto meno brutto di quello che si
dipinge.
Poi le espresse una sua idea: per
le prime sere, avrebbe potuto far as-
sistere alle lezioni il cantoniere.
De Amicis. 4
La macstrina degli operai
Ma la Varetti sorrise. Il cantoniere
era un povero vecchietto, che faceva
il coraggioso, ma ch'era pien di paura,
tanto che quando si sentivano le grida
d'uà alterco sul viale, non c'era più
modo di trovarlo ; pareva che spa-
risse a traverso ai muri come uno
spettro.
— Insomma — concluse la Maz-
zara — tutto andrà per il meglio, te
lo assicuro io. Tornerò presto a ve-
derti e tu mi dirai che sei contenta.
La Varetti uscì con lei per accom-
pagnarla fin sul viale, e quella, men-
tre scendevano, parlando a precipizio,
le diede ancora notizie d'una diecina
di amiche.
Arrivate sull'uscio del cortile, in-
contrarono un giovanotto col cappello
a cencio e con la pipa in bocca, il
Fm maestrina degli operai
quale, (issatele tutte e due, si scansò
per lasciarle passare, e poi entrò nella
scuola voltandosi a guardar la Va-
retti.
La Mazzara fece un segno di gran
maraviglia, ed esclamò : — E lui !
— Chi, lui? — domandò la sua
amica, turbata.
— Lui, quello di cui t'ho parlato
poco fa, che viene ogni domenica a
aspettar la cugina. Non sapevo che
stesse a Sant'Antonio. Tu lo devi co-
noscere.
La Varetti, balbettando, rispose
che lo conosceva di vista.
— Sarà alunno della scuola serale,
— disse l'altra.
Ma la Varetti sapeva di certo che
non era.
— Allora — disse la sua amica —
28 La maestrina degli operai
è certo che è venuto per farsi iscri-
vere. Che vuoi che venga a far qui?
La Varetti impallidì. Ma l'amica non
se n'accorse, e le disse allegramente:
— Toccherà dunque a te a conver-
tirlo. Non trattenerti a pigliare il
freddo. Addio, Enrica !
E datole un bacio, scappò per la
neve.
La maestrina degli operai
111.
La Varetti rientrò in casa col bat-
ticuore. Era veramente venuto a farsi
iscrivere per la scuola serale ? E per-
chè aveva aspettato che vi fosse lei?
Ebbe subito l'idea d'andare ad accer-
tarsi della cosa dal maestro Garallo,
che, facendo da direttore, riceveva le
iscrizioni ; ma la rattenne il timore
ch'egli indovinasse la sua inquietu-
dine, e la tacciasse di pusillanime.
Perdette ogni dubbio un minuto dopo
vedendo dalla finestra del cortile il
giovane che discorreva col maestro,
il quale l'accomiatò con un cenno
delle dita aperte, che le parve vo-
lesse dire : — alle otto. — Essa co-
3o La maestrina degli operai
nosceva colui più che di vista^ poiché
nel sobborgo tutti ne parlavano. Era
un tal Muroni, soprannominato sal-
tafuiestra], perchè, da ragazzo, per
sfuggire a una furia di suo padre
che lo voleva ammazzare, era saltato
giù dalla finestra di casa sua rompen-
dosi una gamba sul ciottolato della
strada. Suo padre, operaio in una delle
fabbriche di Sant'Antonio, era morto
d'un colpo ricevuto da una correggia
di trasmissione, a cui s'era cacciato
sotto, essendo briaco; dopo aver fatto
per dieci anni patir morte e passione
a sua moglie, una povera donna tutta
chiesa, che lavorava a una concerìa. Il
figliuolo lavorava da un fabbro ferraio,
quando n'aveva voglia ; passava delle
giornate intere a Torino ; era stato
un anno in carcere per ferimento, e
Ln iiiarsf n'ita drilli nfyerni 3r
aveva fatto ammattire per un mese i
carabinieri, sguisciando loro di mano
dieci volte ; praticava la feccia dei
malviventi della città e dei dintorni;
u;iocatore, briacone, accattabrighe, pre-
potente ; spietato con sua madre . a
cui strappava fino all'ultimo centesimo
minacciando d'andare a far delle sce-
nate in chiesa o di sfregiare le im-
magini sacre che avevano in casa ;
infine, accusato dalla voce pubblica
di tutte le birbonate e di tutte le vio-
lenze che si commettevan la notte in
Sant'Antonio, delle quali non fossero
scoperti i colpevoli. La maestra Ya-
retti aveva sempre avuto orrore di
lui, e n'aveva anche di più da qual-
che tempo, perchè, fosse per simpatia,
fosse per il piacere di intimorirla e
di confonderla col suo sguardo, egli
La maestrina degli operai
aveva preso a fissarla ogni volta che
la incontrava, e a soffermarsi per
guardarla ancora, dopo ch'era pas-
sata ; e infatti sotto lo sguardo dei
suoi occhi neri e lampeggianti di luce
sinistra, ella mutava colore e perdeva
il fiato. Perchè era venuto a farsi
iscrivere alla scuola serale? si doman-
dava la maestra. Non per istruirsi,
certamente. E le passavan pel capo
le più tristi idee : che, offeso dall'av-
versione ch'essa gli dimostrava a mal-
grado suo, volesse venire alla scuola
per vendicarsene, o che, prendendo
per commozione di simpatia il suo
turbamento, le si volesse avvicinare
per conquistarla ; e i due sospetti la
sgomentavano in egual maniera.
Le pareva ora irragionevole d'es-
sersi tanto inquietata prima, quando
La macstiiiia degli operai 33
pure sapeva che colui non {Riceva
parte della scolaresca. Ora sì, aveva
ragione davvero d'essere in affanno.
Dio mio, che cosa sarebbe accaduto?
Come ne sarebbe uscita? E agitata
da questi pensieri, prese a girar per
la camera. Si softermò un momento
davanti a un ritratto di suo padre in
divisa, appeso alla parete, come per
prender consiglio e coraggio dalla
sua immagine. Poi si arrestò davanti
allo specchio, quasi per interrogar la
propria persona, se avrebbe imposto
rispetto o incoraggiato l'impertinenza,
o frenata questa con una ispirazione
di simpatia, o anche di pietà. Ma lo
specchio non le diceva nulla che la
confortasse. Sui ventiquattro anni ,
benché alta di statura, ne dimostrava
(liciotto ; era esile; aveva un corpo
De Amicis, 5
$4 La maestrina degli operai
gentile di fanciulla adolescente, il viso
d'una bianchezza lattea e d' una mi-
nutezza di lineamenti da bambina, e
una piccola bocca scolorita, da cui
usciva una voce debole e dolce di
malata. Che autorevolezza avrebbe
potuto avere? Perfino quel difetto
leggerissimo di strabismo che dava
allo sguardo dei suoi occhi celesti
una indeterminatezza fantastica, la
quale a molti riusciva seducente, le
pareva che si dovesse prestare a
scherzi e a dileggi, come la sua car-
nagione delicata e la sua grazia si-
gnorile, che facevano troppo vivo
contrasto con l'aspetto della scolare-
sca. E stette un po' di tempo davanti
allo specchio , lisciandosi distratta-
mente con la mano lunga e bianca
i caDelli castaGfni che le scendevan
La maestri Ila degli operai 35
sulle tempie, e cercando con quale
atteggiamento del viso avrebbe do-
vuto presentarsi alla classe la sera
dopo, per guadagnarsi alla prima un
po' di benevolenza. Ma si levò di là
tutt'a un tratto, più inquieta che mai,
e si avvicinò alla fmestra, a fissar
l'occhio indagatore in fondo al viale,
dove a traverso alla nebbia della sera
splendeva già la lanterna rossa di
quella terribile osteria, che la faceva
tanto fantasticare e tremare. Due
colpi che sentì nel muro, dall'altra
parte della camera, la riscossero d:;i
suoi pensieri.
36 La maestrina degli operai
IV.
Era la maestra Baroffi che la ciiia-
mava a desinare in camera sua. Da
un mese desinavano insieme, esse e
la maestra Latti, contentandosi della
cucina agreste della cantoniera, la
quale le serviva qualche volta anche
a tavola, tra una scopata e l'altra.
La Varetti, desiderosa di distrazione,
corse subito, e trovò le sue commen-
sali già sedute a una piccola tavola
rotonda, dove la zuppiera e il lume
a petrolio si contendev^an lo spazio,
fumando insieme. Ma, con suo ram-
marico, la conversazione cadde im-
mediatamente sulla scuola serale. La
Latti, passando poco prima per il
La maestrina degli operai 3'j
paese, aveva inteso un garzone mu-
ratore dire al suo compagno, striz-
zanti!) un occhio: — Di', domani ab-
biamo la maestrina. — E scherzò con
Tamica a quel proposito.
Ma il suo buon umore era un'ec-
cezione alla regola. La piccola Latti
aveva una monomanìa malinconica
che non lasciavan punto sospettare
il suo corpicciòlo grassotto e il suo
visetto nero e vivo di gitanella : si
credeva sempre malata, d'una malattia
che cambiava ogni quindici giorni ,
aveva in camera sua un'intera far-
macia, portava sempre in tasca pil-
lole e polveri, sapeva a mente // me-
dico di sé stesso, cercava le ricette
nelle quarte pagine dei giornali, te-
neva corrispondenza epistolare con
un clinico di Torino, e, fra gli altri
38 La maestrina degli operai
malanni, era tormentata da una tosse
perpetua, o meglio da un sospetto
perpetuo d'aver la tosse, che le fa-
ceva fare continui sforzi d' esperi-
mento, come un cantante che abbia
perduto la voce. Alle sue alunne dava
spesso per tema delle lettere in cui
si doveva consolare un malato lon-
tano o parlare d'una malattia propria.
Ogni tanto, cominciando la lezione,
diceva: -— Bambine, questa è una
delle ultime lezioni che vi dà la vo-
stra povera maestra ! — Passando
con le amiche davanti al camposanto
sospirava : — Lì sono aspettata ! —
Le scolare astute non avevan che an-
darle attorno e dirle: — Cos'ha sta-
mani, signora maestra, che è così
pallida? — e lei, anche stando bene,
era presa da un'orribile agitazione.
La maestrina degli operai ig
Del resto, buona come il pane e su-
periore a tutte le piccole miserie e
passioncelle del mondo scolastico ,
come chi crede d'esser già più di là
che di qua. Era figliuola d'una guar-
dia civica.
La Varetti non rispose ai suoi
scherzi.
Allora la confortò la maestra Ba-
rofìi.
— Io t' invidio, — le disse con la
voce grossa, alzando il suo viso paf-
futo e sbiancato di madre nobile, co-
ronato d' una capigliatura poetica-
mente scomposta, e guardando sopra
il capo all'amica, come se parlasse a
una persona ritta dietro di lei. — Tu
potrai studiare il popolo : un bel sog-
getto di studio, che non fu mai svi-
scerato. Potrai fare del gran bene.
4Ò La maestrina degli operai
Io vorrei essere al tuo posto e credo
che ne farei quello che vorrei di
quella classe. La Garallo non li ca-
piva, non sapeva toccare le corde....
Non ha il dono della parola, insom-
ma. Ma una ragazza d'ingegno e di
cuore deve riuscire a domuiarli in
quattro lezioni.
La Varetti scosse il capo in atto
incredulo.
— Tu sei troppo teorica, — le
disse.
Era così. Non ostante le sue tren-
t' otto primavere, quella credeva an-
cora air operaio dei libri di lettura
che canta le gioie della povertà one-
sta e compiange i ricchi affollati di
cure. Tutta immersa nella letteratura,
non aveva alcuna conoscenza pratica
della vita, nessun fondamento d' os-
La maestrina degli operai 4 1
servazione fatta direttamente sugli
uomini e sulle cose ; ma solo un em-
porio disordinato e bizzarro di sen-
tenze di libri, di concetti convenzio-
nali e di frasi coniate, che combi-
nava continuamente in musaico per
le sue conferenze ideali. La confe-
renza era in lei un vero furore cefa-
lico, a cagion del quale avendo tra-
scurato la scuola, s'era fatta relegare
dalla città a Sant'Antonio, dove sof-
friva di nostalgia letteraria, con l'a-
nimo sempre rivolto a Torino, campo
delle sue piccole glorie passate, come
a un paradiso perduto. Giungeva a
tal segno la sua passione, eh' essa
non poteva vedere un tavolino e una
seggiola senza pensar subito a una
conferenza; avrebbe tenute delle con-
ferenze agli alberi del viale; faceva
De Amicis. 6
42 La maestrina degli operai
degli esperimenti oratorii da sé, nella
sua camera; non pensava quasi ad
altro; tutto quello che le entrava
nel capo dalla conversazione o dai li-
bri vi pigliava forzatamente la forma
di un discorso accademico, come certe
materie pigliano una data forma in
una data macchina. E in questo ella
offriva un caso davvero curioso di
cleptomania letteraria , poiché per
istinto, innocentemente, non faceva
che levar la marca ai pensieri altrui
e metterci la propria, come la cosa
più naturale del mondo; pigliava,
per esempio, una conferenza d' un
altro, la rovesciava, e la faceva sua,
senza metterci altro di suo che una
certa tinta uniforme lirico-pedagogica,
che soleva dare a ogni cosa, e V in-
tonazione affannosamente dramma-
La maestrina degli operai 43
tica con cui la leggeva, quando po-
teva, gesticolando come un naufrago
che chieda soccorso. Aveva, anni ad-
dietro, pubblicato un polpettone di
libro di lettura che era da capo a
fondo un vero e proprio magazzino
d'oggetti di furtiva provenienza, sul
quale aveva fatto stampare: — di-
ritti (fi fìnìprietà riservati — ed ora,
in quel suo romitaggio, andava ac-
cumulando i frutti d' un vasto e in-
faticato saccheggio, per quando sa-
rebbe ritarnata a Torino. Era sol-
tanto impensierita della pinguedine
crescente e del raffittire dei capelli
grigi, che, secondo lei, avrebbero
nociuto alquanto ai suoi buoni suc-
cessi avvenire.
L' osservazione della Varctti la
punse un poco.
44 La maestrina degli operai
— Non sono teorica, — rispose.
— Ho più esperienza di te e cono-
sco il popolo meglio di te, e ho os-
servato che al popolo, agli operai
particolarmente, non si sa insegnare.
L' operaio è ingenuo perchè è in-
colto, e buono perchè lavora, e per
questo è facile a tutti gli entusiasmi.
Bisogna dunque toccarlo nel senti-
mento patrio, nell'amore del bello e
del grande; bisogna fargli brillare
alla mente gli ideali della gioventù,
col linguaggio della fanciullezza. Ed
è questo che non si sa fare, e che io
farei, cara amica.
— Dio mio! — rispose con tri-
stezza la Varetti. — Quando ti fanno
un insulto sul viso, serve di molto
rispondere con gli ideali!
— A me, — ribattè l'altra, — l'in-
sulto non lo farebbero.
La maestrina degli operai
La discussione, che s'inaspriva un
po', fu interrotta in buon punto dalla
maestra Latti, la quale, dopo aver
mangiato come un lupicino, lasciò
cadere a un tratto la forchetta escla-
mando : — Quest' appetito mi sarà
fatale!
Le sue compagne sorrisero.
— A proposito, — disse la Ba-
roffì, — m* ha detto il Garallo che
s' è venuto a far iscrivere Saltafi-
nestra.
Lo conoscevan tutte di fama.
La Varetti accennò che lo sapeva.
— Eccone uno, per esempio, —
soggiunse la conferenziera, — che io
mi sentirei di far piangere come un
bambino.
— Ti vorrei vedere, — disse la
Varetti.
46 La maestrina degli operai
— E mi vedresti, — rispose quella,
scotendo la capigliatura. — Alle volte,
quei demoni scatenati, che fanno pau-
ra a tutti, hanno dei cuori di fan-
ciulli. Non e' è che a trovar la via
d' arrivarci, e la parola può tutto.
Guarda come li tiene il Garallo.
Questi faceva la seconda classe
della scuola serale. Ma l'esempio non
calzava perchè nella seconda non
c'erano uomini fatti. La Varetti, d'al-
tra parte, non credeva punto ch'egli
tenesse la disciplina come se ne van-
tava. Egli soleva dire: — Nella mia
classe si sentirebbe il volo d'una mo-
sca, — e lei, la sera, dalla sua ca-
mera sentiva un baccano dell' altro
mondo.
— È un'altra cosa, — entrò a dire
la maestra Latti, che aveva ricomin-
La fnaestrina degli operai 47
ciato a mangiare; — il Garallo è re-
pubblicano; gli è più facile di tenerli;
il popolo ha simpatia per i repub-
blicani.
Ma la l->arorFì negò. Il Garallo era
repubblicano di principii e di cuore;
aveva in casa i ritratti del Mazzini,
di Aurelio Saffi e di Alberto Mario;
suo padre era stato mazziniano; egli
si serbava fedele agli ideali di suo
padre; ma in iscuola non faceva pro-
paganda; si asteneva soltanto dalle
adulazioni e dalle bugiarderie obbli-
gatorie.
— Già, è un repubblicano silen-
zioso, — osservò la Varetti, — che
si guarda bene dal compromettersi.
La propaganda non entra nei suoi
conti.
Quel g:ioco di parole involontario
48 L(i maestrina degli operai
fece ridere le altre due. Il maestro
Garallo e sua moglie eran conosciuti
come i due più appassionati compu-
tisti del corpo magistrale, facevan
calcoli infiniti sugli stipendi e sugli
aumenti quinquennali propri e degli
altri, erano occupati di continuo in
quistioni di contenzioso scolastico fi-
nanziario, studiando sui bollettini del
Monte delle pensioni, su quelli della
Cassa Società degV lìisegnaìiti, sulle
relazioni della Cassa pensioni del Mu-
nicipio, meditando proposte e osser-
vazioni da fare nelle adunanze, regi-
strando le " liquidazioni „ dei loro
colleghi, discutendo il bilancio del
Ministero d' istruzione pubblica, mo-
vendo lamentazioni interminabili, a
due voci, sopra ogni aumento di spesa
che si facesse sugli altri bilanci dello
La maestrina degli operai 49
Stato. Non uscivan quasi mai dalla
loro buca, e si diceva che impiegas-
sero tutte le serate in computi e ra-
gionamenti di quella natura, sgra-
nocchiando in mezzo alle cifre i sa-
lami e le ricotte che ricevevano in
dono dai parenti dei loro scolari.
Le maestre Latti e Baroffi celia-
rono per un pezzo su qucU' argo-
mento, e stavano appunto dicendo
che i due coniugi sapevano a mena-
dito stipendi, indennità ed incerti di
tutti i maestri del mondo, da Pietro-
burgo alla California, quando la Va-
retti sentì nel corridoio il passo del
Garallo che s'arrestò davanti all'uscio
del suo quartierino.
Mentre essa s' alzava per andare
da lui, sentiron!) picchiare invece al-
l' uscio della Barofii, la quale corse
iÌE 'AMtCI3. 7
La maestrina degli operai
ad aprire e fece entrare il maestro,
che aveva un gran foglio tra le mani.
Era una strana figura : poco più
che quarantenne; piccolo di statura
e tarchiato, una enorme testa con
una gran capigliatura nera arruffata,
la faccia pallida e seria, con due
baffi corti e irsuti, gli occhiali affu-
micati, una voce di basso.
Non volle sedere. Veniva, mandato
dalla moglie, a portare alla Varetti
r elenco degli iscritti alla sua scuola
serale.
La maestra prese il foglio e vi diede
un'occhiata: eran quaranta. Guardò
l'ultimo nome. Ahimè! Era il Muroni,
Saìtafinestra.
Il Garallo tirò fuori un altro foglio
più piccolo, nel quale cran divisi gli
alunni in due sezioni: quelli che sa-
La maestriì^a dci^li operai 5 r
pcvan già leggere e scrivere alla
meglio e quelli che incominciavano.
— Saprà — disse — che c'è un
nuovo iscritto.
La maestra rispose che 1' aveva
visto.
— Non se ne dia pensiero, — le
disse il maestro con voce burbera,
notando il suo viso inquieto; — quello
h e gli altri si fanno rigar dritto tutti
a un modo. Non bisogna far delle
frasi, né lasciarsi andare al senti-
mento. Ci vuol franchezza e energia,
e mostrare di non temer nessuno. Il
popolo ama i caratteri forti e fran-
chi. Io li tengo tutti nel pugno, i miei,
e non rifiatano. In ogni caso, se suc-
cedesse qualche cosa, mi mandi a chia-
mare: non avrò che a farmi vedere.
La Varetti lo ringraziò, con un
52 La maestrina degli operai
leggerissimo sorriso ironico; il mae-
stro augurò la buona sera e s'avviò
per uscire. Arrivato all'uscio, si voltò
a dare alle colleghe una buona no-
tizia. Pareva che, finalmente, il Mini-
stero si fosse deciso ad accordare
una riduzione sui biglietti ferroviari
agli insegnanti elementari. — Era
tempo, — disse, e uscì.
La Varetti e la Latti diedero la
buona notte all' amica e rientrarono
nelle loro camere nel momento che
il cantoniere sprangava l'uscio del
cortile; e la casa solitaria rimase in
un profondo silenzio.
La ìiuie'itn'na (iiij;li operai 53
V.
La mattina dopo, mentre stava per
scendere alla scuola dei bimbi, la Va-
retti ricevette una visita inaspettata:
la madre di Saltafinestra.
Questa entrò timidamente nella ca-
mera, inchinandosi, come davanti a
una gran signora, e, nel girare gli
occhi intorno in aria di curiosità ri-
spettosa, parve un momento stupita
di vedere appeso a una parete il ri-
tratto d'un ufficiale. Era una piccola
donna tozza, con un fazzoletto giallo
sul capo, che lasciava vedere i ca-
pelli grigi; vestita da contadina, pu-
lita: un viso d'anima in pena, con
una ruga diritta in mezzo alla fronte,
54 La maestrina degli operai
e due occhi inquieti e luccicanti, in
cui pareva avesse due lacrime fisse,
come cristallizzate.
Cominciò con una domanda singo-
lare, a bassa voce, come se parlasse
in un confessionale : domandò alla
maestra se sapesse per qual motivo
il suo figliuolo si fosse deciso ad an-
dar alla scuola serale. La maestra si
maravigliò della domanda. Che ne
poteva saper lei ? E il sospetto che
la donna supponesse una relazione,
anche solo di parole, tra lei ed il
giovane, le fece salire il sangue alle
guance.
Allora, con voce tremula, parlan-
dole piano, quasi nell'orecchio, la vec-
chia le raccomandò il figliuolo: caso
mai non si fosse portato bene e avesse
commesso qualche.... imprudenza, pre-
La tnaes/iùta degli operai 55
t^ava la signorina di compatire, fin che
poteva, di non prenderlo di punta....
per via del suo carattere. Con tutte
quelle ch'ei le aveva fatto, essa mo-
strava ancora di credere che fosse
pervertito dalle cattive compagnie,
più che tristo di fondo. Ma la ve-
ritcà le uscì di bocca a malgrado suo,
quando vide negli occhi della ragazza
un'espressione fuggevole di compas-
sione. — Ah ! signora maestra ! —
esclamò giungendo le mani. — Se
sapesse che vita è la mia ! Quel iì-
glluolo che gli darei tutto il mio san-
gue ! Santa Maria benedetta ! Dire
clie dai tredici anni in su non s'è più
voluto confessare né comunicare! —
E si mise a piangere. Sì, le sarebbe
parso poca cosa tutto il resto, se so-
lamente fosse voluto andare a messa
56 La maestrina degli operai
la domenica. Anzi, era venuta appo-
sta per questo. Se la signora maestra,
facendo lezione, così alla lontana, a
poco a poco, gli avesse potuto in-
sinuare un po' di religione, un poco
di timor di Dio, con quelle parole
che le persone istruite sanno trovare,
avrebbe fatto un'opera santa, e lei
l'avrebbe benedetta per tutta la vita.
Qui s' interruppe per avvicinarsi
alla finestra e guardar sul viale, senza
mettere il viso alla vetrata, perchè
temeva che il figliuolo l'avesse vista
entrare o potesse vederla uscire. E
il suo aspetto e ogni suo movimento
dimostravano un affanno abituale ed
antico che s'era fatto come una ma-
lattia cronica in lei, dicevano una
storia miseranda di dolori e di stenti,
le notti vegliate ad aspettare il fi-
La ntaestiiiia lU-gli operai
glÌLiolo , col tremacuore di veder-
selo portar ferito o cadavere, le per-
secuzioni e le busse toccate dal ma-
rito, il terrore continuo della giustizia
umana e divina, venticinque anni di
vita ch'erano stati un lungo martirio
senza conforto e senza requie. Poi
tornò a raccomandare il figliuolo con
parole umili, dalle quali trapelava
nondimeno una certa alterezza pau-
rosa dell'avvenenza, del coraggio, e
perfino della celebrità trista di lui.
Cattivi compagni e cattive donne lo
cercavano, lo volevano tutti, lo tira-
vano a bere e a giuocare, egli era
orgoglioso, s'offendeva per una mezza
parola, non aveva paura di niente al
mondo.... Ma da bambino era stato
buono come gli altri. — E questo ri-
cordo la fece dare in pianto un'altra
De Amicis. ^
58 La maestrina degli operai
volta. — Chi me 1' avesse detto, —
esclamò, piangendo nelle mani aperte,
— quando lo portavo in collo, che
m'avrebbe straziato il cuore in questo
modo ! — E mentre la maestra le di-
ceva qualche parola di consolazione,
essa levò le mani dal viso e stette a
guardarla in atto di gratitudine e
d'ammirazione, come osserv^ando per
la prima volta la sua figura signorile
e la sua voce soave. Espresse poi il
suo pensiero nell'andar via, guardan-
dola di nuovo da capo a piedi. —
Ah I poverina I — disse — una si-
gnorina così.... dover far la scuola a
tutti quegli indemoniati ! — E se
n'andò, dopo aver lanciato un altro
sguardo sospettoso dalla 5nestra.
La maestrina degli operai
VI.
La scuola serale doveva incomin-
ciare alle otto. Un quarto d'ora prima
la maestra Varetti, guardando a tra-
verso la vetrata, vide giù nella neb-
bia del viale dei gruppi neri d'operai
che con le pipe e coi sigari accesi
picchiettavano l'oscurità come di tanti
occhi di fuoco. S' era messa quella
sera un vestito di lana color caffè,
un po' grande , che le pareva il più
adatto a non attirar gli sguardi sulla
sua persona. Dieci minuti avanti l'ora,
venne a prenderla il maestro Garallo
per presentarla alla scolaresca.
Passando pel corridoio, incontra-
rono il cantoniere, un vecchietto secco
6o La maestrina degli operai
e nasuto, con una faccia petulante.
Il Garallo gli ordinò di tener d'occhio
la classe della Varetti....
— Dentro? — domandò quegli, ran-
nuvolandosi.
Il maestro gli rispose: — Di fuori
— e l'uomo respirò. — Dentro o fuori
— disse — per me è lo stesso.
La maestra entrò col Garallo nella
scuola, ch'era quella dove la Baroffi
faceva lezione ai bimbi, di giorno.
Non c'erano ancora che sei o sette
alunni nei banchi in fondo ; gli altri
venivano entrando. Il maestro e la
maestra salirono sul palco, dov'era
il tavolino, e stettero in piedi davanti
alla lavagna, sotto la fiammella del
gas, assistendo all'entrata.
Entravano a uno a uno, a tre, a
cinque, in fila, coi libri e coi quaderni
La ìunesirinn det^li operai 6 1
in mano, gli uomini pestando i piedi
pel freddo, i ragazzi facendo un gran
rumore di zoccoli, e tutti, nell'entrare,
volgevano uno sguardo di viva cu-
riosità alla nuova maestra; alcuni an-
che si soffermavano un momento ; e
via via che s' infdavano nei banchi,
esprimevano a bassa voce ai vicini,
sorridendo, la loro impressione. Erano
alunni di ogni età, dai dodici ai cin-
quant'anni : operai della fabbrica di
ferramenti e di quella d'acido solfo-
rico, operai d'una conceria, muratori,
contadini, pastori, di quelli che scen-
dono dalle Alpi a svernare a Torino con
le bestie, per vender latte e formaggi,
o spalar la neve: capigliature irte o
arrutfate, barbe incolte, visi neri, cra-
vatte rosse , camice sudicie , rozze
giacchette gonfiate dalle doppie sot-
02 La maestrina degli operjxi
tovesti e dalle grosse maglie, che
uscivan fuor tlalle maniche.. Gli uo-
mini maturi, un po' vergognosi di ve-
nir a scuola , s' andavano a metter
quasi tutti negli ultimi banchi, con
le schiene contro la parete, sulla quale
si vedevan delle enormi chiazze d'in-
chiostro, fin quasi alla vòlta.
Quando furon tutti al posto e quieti,
il maestro Garallo fece, con la sua
voce di toro, ma con tono molto gar-
bato , la presentazione : — Vi pre-
sento la vostra nuova maestra. Rac-
comando l'ubbidienza e il rispetto.
Detto questo, uscì in fretta senz'ag-
giunger altro, e la maestra rimase
un momento immobile, ritta in faccia
alla sua scolaresca, che la guardava
in silenzio.
Un osservatore estraneo avrebbe
Là maestrina degli operai 63
indovinato che faccvan tutti un pa-
ragone mentale della nuova maestra
con la precedente, la signora Garallo,
una piccola e grassa trentenne, che
pareva la sorella di suo marito ; e
avrebbe capito pure che il paragone
tornava tutto a vantaggio della più
giovane. In quasi tutti gli occhi lucci-
cava un sorriso, che esprimeva dei
pensieri ditìicili ad esprimersi.
La maestra stette un po' confusa,
con la vista torbida, non sapendo
come principiare. Poi sedette al suo
tavolino.
In quel momento entrò Saltafi-
nestra.
S'udì un lungo mormorio, e tutti
gli occhi si rivolsero a guardar lui e
la maestra ; la quale, argomentando da
quell'atto che tutti sapessero ch'egli
64 La macstrina degli operai
veniva a scuola per lei, impallidì leg
germente.
Il giovane, disinvolto e tranquillo,
passò davanti al tavolino, dando alla
maestra una rapida occhiata di sbieco,
andò dinanzi al primo banco a destra,
dov'era un posto vuoto contro il muro,
e messavi una mano sopra, con una
mossa ao-ilissima vi saltò dentro, e
sedette.
Per prima cosa la maestra avrebbe
dovuto fare un breve esame al nuo-
vo venuto per accertarsi che poteva
stare nella sezione dei più avanzati,
dove s' era messo di moto proprio ;
ma l'aspettazione appunto di quell'e-
same, che ella vide negli occhi della
scolaresca, le tolse il coraggio di farlo.
Incominciò subito la lezione.
La Garallo le aveva accennato il
La lìuiesiiina citigli uj>tiiii 65
SUO metodo e il punto a cui eran ri-
masti. Seguitando le sue tracce, essa
si mise a scrivere sulla lavagna, con
mano malferma, una serie di sillabe
semplici, per farle prima leggere e
poi scrivere alla sezione di sinistra :
mentre questi scrivevano, ella avrebbe
fatto leggere agli altri il libro di let-
tura.
La lezione pareva che incominciasse
bene : per un po' di tempo non s'in-
tese alcun mormorio: quelli che non
stavano attenti alla lettura, parevano
assorti nell' osservazione della sua
persona.
Timidamente, mentre leggevano i
primi a uno a uno, essa esaminò con
sguardi furtivi i suoi scolari. I più
grandi stavan quasi tutti alla sua si-
nistra, con quelli che eran più addie-
De Amicis. 9
66 La uiaesifiìia degli operai
tro. Le diede nell' occhio avanti gli
altri, nel banco più vicino a lei, una
specie d' Ercole raccorciato e ingob-
bito, con una testa smisurata e de-
forme, dalla fronte bassissima e dalla
bocca di bove : una faccia stupida, in
cui appariva un'ostinazione di bruto,
ma che, nonostante l'espressione torva
degli occhi, lasciava trapelare non so
che rettitudine d'animo. Egli prestava
una profonda attenzione alle sue pa-
role e alla lettura degli altri. La mae-
stra osservò che aveva per penna una
chiave con la punta per scrivere con-
fitta nel buco.
Quando venne la sua volta di leg-
gere , gli domandò il nome. Quegli
rispose in modo appena inintelligibile :
— Carlo Maggia. — Era un garzone
macellaio , che aveva trentacinque
La macstrina degli operai 67
anni, e ne mostrava dicci di più. Alle
prime sillabe che lesse, con una voce
che pareva d'un can mastino, alcuni
ragazzi dell'altra sezione comincia-
vano a ridere ; ma a uno sguardo
lento ch'egli girò sopra di loro, tac-
quero. Attirò l'attenzione della mae-
stra un altro alunno , della sezione
di destra, che doveva essere il più
attempato di tutti : un uomo sulla
cinquantina, alto, con una folta barba
brizzolata, un viso benevolo e stanco
di onesto lavoratore, che la confortò.
Era un certo Perotti, operaio della
conceria, che aveva nella stessa scuola,
due banchi più sotto, un suo figliuolo
d'undici anni, lavorante nella sua fab-
brica, serio e simpatico come lui. Scen-
dendo con lo sguardo trovò la testa
bionda d'un altro operaio, più pulito
68 La maestrina degli operai
degli altri, che le fece impressione:
un uomo sulla trentina, lunghicrinito
e ben pettinato, con un viso signo-
rile dal gran naso aquilino, e cert'oc-
chietti turchini in cui brillava l'intel-
ligenza mista a una espressione d'or-
goglio, che si fece più viva quando 1
loro sguardi s'incontrarono. Da quella
parte il maggior numero erano ra-
gazzi : dei visi vivaci, irrequieti, spor-
chi, impertinenti, dai quali si capiva
alla prima che venivano alla scuola
pili per godere il caldo e per fare il
chiasso che per imparare. Fra questi
le destò una vera inquietudine un ra-
gazzo sui quattordici anni, seduto al-
l'estremità del secondo banco, un
muratorino, pareva, il quale sorrise
apertamente, con un'aria di famiglia-
rità punto rispettosa, quand'essa lo
La maestrina degli opevai Ce,
guardò. Delle molte grinte di monelli
ch'ella aveva visto uscir dalle fabbri-
che, quella era senza dubbio la più
invetriata : aveva degli occhi in cui
scintillavano tutti i vizi, un mezzo
naso voltato in su, che era un'inso-
lenza incarnata, una bocca su cui s'in-
dovinavano le oscenità, senza che
parlasse, la pelle cinerea, il corpo
lungo e scarnito, un po' curvo, e il
sorriso cinico del ragazzo che ha già
percorso un gran tratto su tutte le
vie che menano allo spedale e alla
prigione. Da costui ella scese con
l'occhio al primo banco ; ma, veduto
appena di sfuggita il Muroni, girò lo
sguardo dalla parte opposta, vol-
gendo l'attenzione agli alunni che
leggevan tutti insieme le sillabe della
lavagna, compitando e cantando come
70 La maestrina degli operai
bambini che mettessero la voce in un
imbuto. S'era intanto diffuso per la
scuola un odor forte che le comin-
ciava a offender le narici : il puzzo
delle pipe e dei mozziconi di sigaro
spenti da poco, un tanfo misto di vino,
di grasso di macchina, di pelli conce,
di stalla, di scarpe fracide. Nel coro
della lettura, ella sentì che alcuni ra-
gazzi forzavan la voce per far la bur-
letta ; ma finse di non badarvi.
Quando ebbero finito ordinò che
scrivessero le sillabe sui quaderni, e
si voltò all'altra sezione. Ma prima
che incominciasse, scesero dai banchi
in fondo tre alunni grandi col qua-
derno in mano, fra i quali il Perotti,
e vennero da lei, come facevano con
la Garallo, a farsi chiarire dei dubbi
sul componimento che quella aveva
La ìiuii -ti liiK III i; il
assegnato. Un pitture avrebbe pututo
fare un quadro nuovo e bellissimo col
gruppo che formò per qualche mo-
mento il viso gentile di quella mae-
strina timida e un po' vergognosa,
china sui quaderni, in mezzo alle te-
ste rozze e scapigliate dei tre operai,
chinati essi pure per osservar le corre-
zioni. La maestra Garallo aveva dato
per lavoro una lettera di commiato
d'un operaio al suo capo di fabbrica.
Quando i tre alunni grandi furon
tornati al loro posto, essa ne chiamò
uno a caso , scorrendo V elenco , per
far leggere un componimento ad alta
voce. Al nome di Laniagiia Luigi
s' alzò r operaio biondo , dai capelli
lunghi. Tutti fecero silenzio, anche
nell'altra sezione, e si voltarono a
guardarlo, come se aspettassero ch'e-
72 La maestrina degli operai
gli leggesse qualche cosa di singolare.
Quegli cominciò a leggere con certa
correntezza e con un'aria di trascu-
ranza affettata, quasi che volesse fin-
gere di pensare ad altro. V'eran nella
sua lettera delle frasi che avevan poco
che fare col soggetto , incastratevi
quasi per forza, nelle quali si mo-
strava più aperto l'orgoglio che la
maestra gli aveva già letto negli oc-
chi. Questa gli fece qualche appunto
grammaticale, a cui egli oppose delle
obbiezioni, non con mal garbo, ma
con un tuono da far capire che vo-
leva esser tenuto in un conto par-
ticolare, non messo a mazzo con gli
altri. La lettera era sottoscritta : —
Lamagna Luigi, suo eguale, non
servo. — Queste parole, per la mae-
stra, furono un lampo.
La macstrina degli opcmi 73
11 Lamagna doveva esser certo quel-
r operaio socialista della fabbrica di
ferramenti, del quale essa aveva in-
teso parlare molte volte, come d'un
giovane d'ingegno ardito e bizzarro,
tenuto in grande stima dai suoi com-
pagni, a cui predicava il verbo nuovo
nei crocchi, terminando ogni discorso
col raccomandare YorL^oi^lio di classe,
come principio e fondamento neces-
sario della emancipazione avvenire.
La maestra gli fece ancora un ap-
punto sopra una parola della chiusa,
ed egli sedette, mormorando le sue
obbiezioni al vicino, con un sorriso
dignitoso.
Fin qui, salvo qualche leggero bi-
sbiglio, la classe si portava bene, e la
maestra prendeva animo. Fece aprire
il libro di lettura, V Artiere italiano,
Dii Amicis. 10
74 La maestrina degli operai
che tatti gli alunni di destra avevano,
e lesse ella prima un periodo. Leg-
gendo, pensava che avrebbe dovuto
a ogni costo far legger dopo di lei il
Muroni, sia per rompere il ghiaccio,
sia per non destare nella classe il so-
spetto ch'ella ne avesse paura: d'altra
parte , prendendo dalla destra del
banco più vicino, egli era il primo.
Fece dunque uno sforzo, appena ebbe
finito di leggere, e voltandosi verso
di lui, gli disse : — Rilegga.
Tutti tacquero.
Il giovane s'alzò, col libro in mano,
sorridendo con l'aria vanitosa di chi
sa d'essere oggetto di curiosità e di
aspettazione.
Era la prima volta ch'ella fissava
gli occhi sopra di lui, e n'ebbe più
ripugnanza che non n' avesse mai
La ntaestrÌHa degli operai 7 5
avuta. Quella piccola testa coi capelli
fertiminilmente spartiti nel mezzo, quel
viso quasi di ray^azzo precoce, d'una
pallidezza livida, con due piccoli occhi
neri acutissimi, d'una espressione dura
e risoluta, in cui s'indovinava un'ira
vendicativa senza pietà, con quella
bocca stretta e senza labbra, che pa-
reva una ferita di coltello, non guer-
nita che di due bafifetti arricciati a
punta, avevan qualche cosa di feroce
insieme e di lezioso, che faceva peg-
gior senso della faccia d'un rozzo
malfattore abbrutito. Tutto il suo
corpo ben proporzionato e asciutto
mostrava d'aver dei muscoli d'acciaio
e una sveltezza di saltimbanco. Alla
capigliatura impomatata, alla cravatta
col nodo allentato che lasciava sco-
perto il collo lino alla fontanella della
76 La maestrina degli operai
gola, ai calzoni stretti che s'allarga-
vano a campana sul piede, ai larghi
polsini di colore che coprivan mezze
le mani si riconosceva il tipo del ba-
rabba ambizioso, misto di bellimbusto
e di brigante, divorato da mxille ap-
petiti e non contenuto da altro freno
che da quello della povertà, pronto in
qualsiasi ora a qualunque cimento e
a ogni più audace birbonata. L'atteg-
giamento della sua persona, impostata
di sghembo, con una spalla più alta
dell'altra, il balenìo intermittente degli
occhi, l'intonazione della voce rauca
manifestavano un orgoglio smodato e
selvaggio, che, non trovando altra via,
si sfogava in un disprezzo beffardo di
tutti e d'ogni cosa; di quei disprezzi
di malfattori che vanno di sotto in
su, crescendo gradatamente, dalla poi-
La maesirina degli operai 77
vere della via dove nascono fino alla
sommità d' ogni grandezza umana.
Leggendo a stento, egli fingeva d'in-
taccare per capriccio, non per igno-
ranza, e neir alzare il viso dal libro,
lanciava ogni tanto un' occhiata alla
maestra che non gli vedeva che il
bianco degli occhi, e n'aveva un senso
di freddo alle vene. E benché si sfor-
zasse, quando lo doveva correggere,
non osava guardarlo nel viso ; non
guardava che la sua mano destra,
con la quale ei teneva il libro, pen-
sando con raccapriccio ch'era quella
che aveva immerso il coltello nel
fianco d'un amico. Quando , finita la
lettura, egli si rimise a sedere, ella
si sentì come liberata da un'oppres-
sione del cuore.
\ enuta la volta di leggere al ra-
78 La maestrina degli operai
gazzo del secondo banco, che le aveva
fatto una così trista impressione, ella
capì dal modo come s'alzò e dal mo-
vimento di curiosità dei suoi com-
pagni ch'egli doveva esser solito a
provocar l'ilarità o lo scandalo nella
classe , e avendo letto nell'elenco Pie-
tro Maggia, gli domandò, con la spe-
ranza d'ingraziarselo un poco in quella
maniera, se fosse parente dell'altro
Maggia, quella specie di grosso bruto,
ch'era nell'altra sezione.
— A l'è me barba (è mio zio), —
rispose il ragazzo, con una smorfia
buffa, che fece ridere i vicini. Lo zio,
intento a scrivere con la sua chiave,
non sì voltò. E quegli cominciò a leg-
gere con voce contraffatta, ch'era una
sua valentia artistica, con cui imitava
la voce d' un povero sciancato del
La maestrina degli operai 79
sobborgo, che chiedeva T elemosina.
Tutti i ragazzi si misero a ridere.
Ma tre o quattro degli uomini fecero
segno di disapprovazione ; fra i quali
il Perotti, dal suo banco in fondo, gli
disse aspramente : — Finiscila !
— Perchè mi manca di rispetto?
— gli dimandò la maestra incorag-
giata da quegli aiuti.
Il ragazzo sedette, facendo l'atto
d' arricciarsi un baffo. La maestra
passò ad un altro. Quando toccò al
Lamagna, avendogli detto: — Faccia
sentir meglio la doppia t — quegli
rispose con dignità: — Mi par d'a-
verla fatta sentire. — Gli altri si con-
tennero bene. Allora essa diede il
peri<jdo da scrivere e tornò alla prima
sezione.
Intanto, furtivamente, guardava di
8o La maestrina degli operai
tratto in tratto il Muroni per indo-
vinar dal suo contegno le sue inten-
zioni. Egli scriveva; ma guardando
lei molto spesso ; e i suoi sguardi,
pure non palesandole chiaramente il
suo pensiero , la confermavan pur
troppo nella certezza che con un pen-
siero egli fosse venuto, o spinto da
una simpatia brutale, o per far qual-
che bravata, forse per una scommessa
fatta coi suoi compagni, o col solo
proponimento d'impaurirla e di farle
dispiacere, per malvagità ; o chi sa
che altro. Ogni volta ch'ei la guar-
dava, gli guizzava un sorriso su quella
bocca senza labbra, come il luccichio
d'una lama, il sorriso bieco, subdolo,
fuggente di chi cova un proposito
maligno. E a ciascuno di quei sorrisi
ella si turbava, tanto che doveva fare
La maestrina degli operai 8i
uno sforzo per non perdere il filo
della lezione, e quegli se n'accorgeva,
e mandava dagli occhi un lampo di
compiacenza trionfante, che la turbava
anche peggio. Egli tenne però per
tutta la lezione un contegno corretto,
non voltandosi mai a parlar coi vi-
cini, come se fosse tutto assorto nella
sua idea.
Quelle due lunghissime ore passa-
rono, come Dio volle. Essendovi la
doppia vacanza del sabato e della
domenica, la maestra diede per com-
pito alla sezione più avanzata una
lettera a una supposta sorella lon-
tana. Poi raccomandò timidamente a
tutti di uscire in silenzio. All'ultime
-^ue parole il piccolo Maggia mise un
fischio sottile, che, per fortuna, passò
inosservato tra il suono tlella cainpa-
Ue Amicis, ^1
82 La maestrina degli operai
nella e il rumore che facevan tutti
per apparecchiarsi ad uscire.
Uscirono in gran disordine. Pas-
sandole davanti, il Muroni le lanciò
uno sguardo eh' essa sfuggì. Molti
degli uomini la salutarono. Ma il mag-
gior chiasso scoppiò di fuori. Usci-
vano anche gli alunni del Garallo.
Pareva un' uscita d' un teatro popo-
lare una sera di martedì grasso :
strilli, salve di fischi, zufoli, urlate,
un fracasso di zoccoli, un chiamarsi
per nome a squarciagola, uno schia-
mazzo di domande e di risposte, in
cui la maestra sentì più volte il pro-
prio nome e dei comenti sulla sua
persona, seguiti da risate clamorose,
da canti, da versi d'animali, da escla-
mazioni buffe e da scaracchi sonori ;
e da tutte le parti fiammelle di zol-
La ntaesfn'na digli oj'crat 83
fanelli e di carte accese sulle pipe,
che ofTrirono per un momento lo spet-
tacolo d'una luminaria nella nebbia.
Poi il baccano s'allontanò a poco a
poco, non si udirono più clie grida e
canti nel sobborgo, e inllne seguì un
silenzio profondo.
84 La maestrina degli operai
VII.
La Varetti uscì dalla scuola assai
tranquillata. La sua classe era meno
peggio di quello che si fosse imma-
ginata; e' eran dei visi di galantuo-
mini, che le parevan disposti a te-
nere in briglia i ragazzacci; e la
confortava sopra tutto l'immagine di
quel Perotti, sul cui viso onesto essa
aveva visto quasi una promessa di
protezione paterna. Chiese poi noti-
zie di lui al Garallo, che raggiunse
per la scala, e le ebbe eccellenti. Era
un buon operaio e un ottimo padre
di famiglia, che aveva lavorato da fa-
legname prima d'entrare alla conce-
ria, e fatto due o tre piccoli mobili
La nuu^i,i<iu digli operai 85
assai graziosi per il museo pedago-
gico che il maestro si proponeva di
mettere assieme. Avevan tanta buona
volontcà d'istruirsi, lui e il suo figliuolo,
che appena usciti dalla conceria, an-
davano alla scuola senza mangiare,
restando così digiuni per dieci ore;
e il piccino, che aveva fatto la se-
conda elementare, correggeva ancora
i lavori al padre, dopo cena. — Ve-
drà — concluse il Garallo — che col
popolo si sta bene. Se poi seguiranno
dei disordini, lei mi manderà a chia-
mare dal cantoniere, e non avrò clie
da affacciarmi all'uscio: tutti rien-
treranno nel dovere.
La maestra si ripresentò dunque
alla scuola, benché turbata sempre
dal timore di Saltafinestra, con assai
miglior animo che non si fosse pre-
86 La waestrina degli operai
sentata tre giorni avanti. Ma s'accorse
pur troppo fin da principio che, non
pili distratti dalla curiosità eh' essa
aveva destata la prima sera, e anche
perchè avevano indovinato la sua in-
dole timida, i ragazzi non si sareb-
bero più frenati come V altra volta.
Ella sentì delle risate represse, e capì
che qualcuno doveva far dei gesti
sconvenienti alle sue spalle, mentre
stava alla lavagna a scriver le sillabe.
I ragazzi cominciarono a parlar forte ;
alcuni si addormentavano; uno rus-
sava, e lo dovette svegliare. Fu co-
stretta due o tre volte a interrom-
persi , sgomenta , aspettando che i
grandi, stizziti d'esser disturbati, im-
ponessero silenzio. Il piccolo Maggia
distraeva i vicini con una ginnastica
continua delle mani e dei piedi, di
La maestrina degli operai 87
sotto al banco, e quando essa lo guar-
dava, le fissava gli occhi in viso con
una espressione di finto stupore, cosi
impertinente, che le faceva voltare il
capo da un' altra parte.
Ammutolirono tutti quando, termi-
nata la lettura della prima sezione,
videro Saltafinestra uscir dal suo
banco col quaderno in mano per sa-
lir sul palco a chiedere spiegazioni
sul suo lavoro.
La maestra tremò, presa dal pre-
sentimento di qualche atto di audacia.
Il giovane le si avvicinò perfetta-
mente tranquillo, simulando anzi una
grande serietà, e messole davanti il
quaderno aperto, le rivolse una do-
manda intorno a una frase. Vinta la
ripugnanza che sentiva a stargli così
vicino, tremando, e quasi restringen-
88 La maestrina degli operai
dosi in sé come per scansare il suo
contatto, ella chinò il viso sul qua-
derno , e lesse le prime righe del
componimento : una lettera a una so-
rella.
Tutt' a un tratto, mossa da uno
sdegno più pronto d'ogni timore, af-
ferrò il foglio con due mani, lo fece
in due pezzi, e respinse il quaderno-
da sé.
Aveva letto il principio d' una di-
chiarazione amorosa.
Il giovane riprese il quaderno e
tornò al suo posto, col capo basso,
sorridendo sinistramente. La maestra
rimase qualche momento bianca come
un cencio. Poi, con molta fatica, ri-
cominciò la lezione.
Oueiravvenimento misterioso, com-
mentato subito da un vivo mormorio,
La maestrina digli operai 89
valse a tencTc nella scolaresca un
breve silenzio di curiosità e di aspet-
tazione. Ma verso la fine, mentre la
maestra voltava un' altra volta le
spalle alla classe per scrivere le sil-
labe col gessetto , fu riscossa dal
colpo d'una grossa palla di carta ma-
sticata che battè nel mezzo della la-
vagna e ricadde ai suoi piedi.
Si voltò con una fiamma nel viso,
per cercare il colpevole ; il quale non
poteva essere il Muroni, poiché la
palla era venuta d' in mezzo alla
scuola. Guardò il piccolo Maggia, ma
aveva una faccia impassibile. Guardò
gli altri ragazzi; eran tutti come
statue.
— Chi è stato? — domandò con
voce commossa.
Nessuno rispose.
Da Amicis. 12
90 La maestrina degli operai
Cercò il viso dei tre o quattro uo-
mini più attempati, che credeva di-
sposti a proteggerla; quello del Pe-
rotti, fra gli altri; ma tutti abbassa-
rono il capo. Allora, scoraggiata, fece
uno sforzo per rimandare indietro le
lacrime, e continuò la lezione.
Quel nuovo affronto che le era
stato fatto in faccia a tutti le strin-
geva il cuore più di quell' altro, che
pure l'aveva offesa più addentro come
donna; e la sua commozione visibi-
lissima giovò a tenere in certo ri-
serbo gli alunni, eccetto il piccolo
Maggia, che tentò due o tre volte di
far rider la classe. Ma i grandi, in-
dignati, lo zittirono. Triste, ella se-
guitò a far leggere, non guardando
più il Muroni che verso la fine della
lezione. Ma gli occhi ch'ella gli vide
Im ninestfina degli operai
in quel punto le rimescolarono il
sangue: non era più lo sguardo tra
curioso e beffardo della prima sera:
era uno sguardo acuto e freddo, lam-
peggiante fra le palpebre socchiuse,
nel quale traspariva l'orgoglio offeso,
un proponimento risoluto di vendetta,
una aperta minaccia. Sull'atto ella si
vide assalita, percossa, ferita, distesa
sulla neve, e si sentì correre il san-
gue caldo gii!i per il fianco, e le tre-
maron le ginocchia come per febbre.
All' uscita, vide molti alunni affol-
larsi nel corridoio intorno al Muroni
per domandargli la rivelazione del
mistero. Uno degli ultimi a uscire fu
il Perotti.
La maestra lo chiamò.
Quegli le si accostò in atto rispet-
toso, col cappello in mano.
92 La tnaestrma degli operai
— Lei ha visto — disse la maestra
con voce ancora tremante — l'affronto
che m' hanno fatto, alla lavagna. Se
non faccio punire il colpevole, faranno
di peggio. Perchè non mi dice chi è
stato, lei che è un galantuomo?
II Perotti abbassò il viso, un po'
vergognato, senza rispondere.
— Perchè non mi denuncia il col-
pevole? — ripetè la maestra.
— Eh, cara signora — rispose fran-
camente r operaio — per non bu-
scarmi una coltellata.
La maestra fece un atto di ribrezzo.
— Ma non può essere stato che
un ragazzo ! — disse.
— Giusto — rispose l'altro — quelli
sono peggio dei grandi.
La maestra non disse più nulla, e
il Perotti se n'andò col capo basso.
La maestrina degli operai 98
Vili.
Il suo primo pensiero fu di cessare
le lezioni. Ma poi prevalse in lei il sen-
timento della dignità. Sarebbe stata
una viltà il ceder così subito all'inso-
lenza d'una piccola parte, ch'era la
peggiore, della classe. E decise di
persistere , non solo ; ma di tenere
chiusi in se i suoi affanni e le sue
paure. La maestra Baroffì, peraltro,
la tirò su quel discorso la mattina
dopo, a colazione, lagnandosi con lei
che i suoi alunni serali avessero bu-
cato in fondo i calamai fissi nei ban-
chi, in modo che quella mattina era
colato tutto r inchiostro sui vestiti
delle ragazze. Allora la Varetti le
parlò delle sue angustie. JVla quella,
94 -^^ Maestrina degli operai
con la sua voce grassa di madre no-
bile, ribatteva sempre lo stesso chiodo :
— Ma parla loro una volta ! Fa' loro
un bel discorso, che li commova ! Fin
che non ti farai sentire, non farai nulla.
Ti scrivo una parlata io, se ti pare. Il
tuo motto deve essere : Snrsiuii cor-
da ! Ah se fossi io al tuo posto ! Me
li farei venire a baciarmi le mani, come
schiavi riconoscenti. La parola è tutto,
mia cara! — La Varetti, però, non le
disse verl)o dell'atto del Muroni per-
chè, in fondo, sebbene l'avesse offesa,
l'aveva tolta almeno da un'affannosa
incertezza, svelandole con che fine era
venuto a scuola; e anche il nuovo ti-
more ch'ella aveva ora di una vendetta
del suo orgoglio ferito, essendo qual-
che cosa di determinato, l'angustiava
meno della paura misteriosa di prima.
La tnacstrina degli operai 96
Senonchè la terza lezione fu anche
più burrascosa della seconda. Ella
s'accorse fin dai primi momenti che
ci doveva essere un'intesa per far del
chiasso fra i peggiori ragazzi della
classe. Anche il contegno del Muroni
le apparve mutato di proposito fin
dal principio. Egli prese nel suo banco
un atteggiamento spavaldo, con le
mani nelle tasche della sottoveste e
una gamba sull'altra, guardando lei
con uno sguardo che andava senza
posa dal viso ai piedi e dai piedi in
su, accompagnato da un dondolio del
capo e da un sorriso continuo^ come
se volesse farle capire il desiderio
sensuale che gli faceva accarezzar
così con occhio insolente tutta la sua
persona. Ella scoperse un accordo fra
lui e il piccolo Maggia, al quale dava
96 La macstrina degli operai
delle occhiate per incoraggiarlo alle
impertinenze. Resse non di meno fin
che potè, senza far rimproveri. Ma,
senza volerlo, il socialista Lamagna
suscitò il disordine. Quando un alunno
di destra lesse ad alta voce una pro-
posizione àtW Artiere italiano che di-
ceva : " Il galantuomo , anche se è
povero, è sempre contento e onorato „
— il Lamagna fece un riso ironico, e
disse forte : — Che pastocchie da ve-
nir a contare a noi! — E tutti i ra-
gazzi risero in coro. Ciò non ostante,
ad ogni interruzione o monelleria di
costoro, la confortava il veder la mag-
gior parte degli uomini, e in ispecie
i contadini ed i pastori, far segno di
maraviglia e di riprovazione, e dare
anche sulla voce ai disturbatori; e
alcuni di essi, dei visi onesti e gravi,
La tftaestrtna degli operai 97
mostrare un sincero rammarico. Que-
sto le diede coraggio fino a minac-
ciare qualcuno di espulsione perpe-
tua ; ma la sua voce gentile e tremola
(lava così poca forza a quelle minacce,
che nessuno se ne diede per inteso.
A im certo punto, a un'interruzione
chiassosa del piccolo Majgia, s'alzò
quella specie di bruto di suo zio, rab-
bioso come un giumento molestato,
e gli mostrò il pugno enorme e gli
occhi bianchi ; ma la paura di quel
pugno non lo racquetò che pochi mi-
nuti. Egli non faceva propriamente
nulla da potere esser colto e scac-
ciato; la maestra non riusciva mai a
prenderlo sul fatto. Con una varietà
e rapidità maravigliosa di gesti , di
smorfie e di lazzi egli eccitava e di-
sturbava vicini e lontani , facendo
De Amicis. 13
98 La maestrina degli operai
sempre in tempo a ricomporre la
faccia a un' espressione di stupore
buffonesco quando essa lo guardava.
Infine, nacque uno scandalo. Avendo
la maestra chiamato a leggere Salta-
finestra, questi, finita la lettura, per
rimettersi a sedere fece un giro sopra
sé stesso, voltando la schiena a lei.
Stando col viso chino sul libro, essa
non vide l'atto, ma a una risata di
tutta la ragazzaglia sospettò l'ingiuria,
e mutò colore.
Scoppiarono varie voci d'indignazio-
ne, fra le quaH s'udì distinta quella del
Perotti che gridò : — È una vergogna !
Il Muroni si voltò di scatto verso
di lui e gli fissò in viso due occhi
terribili, in cui balenava la risoluzione
d'una vendetta. Poi disse fra i denti :
— A più tardi !
La maestrina degli operai 99
Alla maestra s'agghiacciò il sangue:
le parve di veder per aria un coltello,
tutto le si oscurò dinanzi, non ebbe
più la forza di pronunciare una pa-
rola di rimprovero.
L'aspettazione d'una rissa tenne la
classe in silenzio.
La povera ragazza avrebbe voluto
che la lezione non finisse mai. Quando
fu alla fine ebbe ancora tanta forza
da dire con un filo di voce: — Escano
in silenzio, mi raccomando; vadano
subito a casa; non mi diano dei dis-
piaceri.
Saltafinestra aspettò il Perotti sul
viale, davanti alla scuola. Tremando
come una foglia, la maestra mise il
viso alk» spiraglio dell' uscio , dopo
aver esortato inutilmente il canto-
nieie a correr fuori a intromettersi:
loo La maestrina degli operai
questi diceva clie sarebbe accorso,
quando fossero venuti alle mani, e
non si moveva di dietro a lei. Essa
vide gli alunni disporsi in cerchio
come per assistere a una lotta. Il Pe-
rotti e il Muroni si misero l'uno di
fronte all' altro , al lume del lam-
pione, coi visi alti, che quasi si toc-
cavano. Nel silenzio della folla, udì le
loro voci.
— Torni un po' a dire quello che
ha detto ! — disse il Muroni.
In quel momento si udì la voce pian-
gente del figliuolo del Perotti che
supplicava il padre d'andarsene, e
pareva che si sforzasse di tirarlo via.
La maestra si senti un sudore
freddo alla fronte.
Ma alle prime parole del Perotti,
capi ch'egli dava indietro. Gl'intese
La tiiaestrina degli operai
dir confusamente: — ....tra camerati....
non vai la pena.... f|iiando uno dice
il suo sentimento..,.
Tutta la ragazzaglia mise fuori
(\w(A\\iJi! prolungato, con cui si piglia
atto d'una ritrattazione.
11 Muroni disse forte, fra il mor-
morio: — iV me non si fanno osser-
vazioni, — e continuò, senza che la
maestra capisse, in tono risentito, fi-
schiando quasi le parole. La voce del
Perotti rispose anche più blanda di
prima. La rissa era scansata. I due
contendenti e la folla si cominciarono
a movere.
La ragazza respirò. Ma capì che
non avrebbe pili avuto nessun pro-
tettore coraggioso contro chi l'insul-
tava.
La mdesirtna degli operai
IX.
Ora, come poteva continuare a far
la scuola senza ristabilir la disciplina ?
E in qual modo ristabilirla ? Pensò
a chiedere aiuto, al Garallo ; ma lo
conosceva: egli l'avrebbe esortata a
pazientare ancora, ripetendole la pro-
messa di farsi vedere quando le cose
fossero andate pii!i in là. Poteva ri-
correre al soprintendente, il cavalier
Sanis, proprietario della grande fab-
brica di ferramenti ; ma era un be-
nedett'uomo irreperibile, sempre a
Torino quando lo cercavano a San-
t'Antonio, sempre qui quando lo vo-
levano Là ; oltreché s' era fatta una
legge comoda, di non mai immischiarsi
La ruacsfn'nn de^li opcynt i o3
con operai fuori della fabl)rica. La
maestra era ancora in quest'incer-
tezza la sera dopo, f[uand() vennero
a pregarla di dare una corsa al sob-
borgo, a visitare uno dei suoi piccoli
alunni, gravemente malato.
Non c'era che a percorrere il viale
della chiesa e fare un altro centinaio
di passi nel paese, e poiché, essendo
ancor giorno, non aveva nulla da te-
mere dal Muroni , andò subito. Ma
fu trattenuta in casa del malato pii!i
che non s'aspettasse, e quando uscì,
imbruniva. Ebbe l'idea di cercar qual-
cuno che l'accompagnasse; ma si ver-
gognò : avrebbero riso di lei. Tirò
dunque innanzi a rapidi passi. Quando
fu all'imboccatura del viale, vedendo
che era deserto, s'arrestò. Poi riprese
risolutamente il cammino per un pie-
La maestrina degli operai
colo sentiero aperto tra la neve ge-
lata, volgendo lo sguardo sospettoso
a destra e a sinistra. Non aveva mai
trovato il viale così lungo, le pareva
di non arrivar mai alla metà, ch'era
segnata da un sedile di pietra. E v'era
appena arrivata quando vide un uomo
uscire improvvisamente di dietro al
tronco d' uno dei grandi alberi del
lato sinistro, e piantarsele davanti a
cinque passi. Le corse un brivido per
le vene. Aveva riconosciuto ai con-
torni Saltafinestra.
S'arrestò come paralizzata.
Quegli fece un passo avanti ; essa,
inchiodata a terra, non si potè movere.
Il giovane domandò con voce rauca
e bassa: — Perchè mi ha stracciato
il quaderno ?
La maestra non rispose.
L<t innestn'na (fei^ìt operai loS
— Non si fa una figura così ad
un uomo, — disse quegli.
Ella tacque ancora, tremando da
capo a piedi.
— Io la potrei far pentire, — sog-
giunse lui.
Ella tremava così' forte che il gio-
vane se n'accorse.
— Perchè ha tanta paura?... — do-
mandò, guardandosi intorno. — Non
c'è nessuno.... Mi dia un bacio.
E allungò una mano.
La maestra diede in uno scoppio
di pianto. In quel momento comparve
un'ombra in fondo al viale.
— Ho detto per ridere, — disse il
giovane. E soggiunse con accento di
minaccia: — Non parli!
La maestra si diresse a passi pre-
cipitosi verso la scuola.
De Amicis. 14
ro6 La inaestriitn degli operai
X.
Rientrò in casa così spaventata che
non pensò neppure un momento a
denunciare il fatto all' autorità , e
quando si fu un poco ricomposta, al
pensiero d'essere scampata da quel-
l'incontro con null'altro di peggio che
un grande spavento, le parve di do-
ver ringraziare Iddio come d' una
buona fortuna. E decise fermamente
di non uscir mai più di sera che ac-
compagnata; ma cercò insieme di con-
fortarsi pensando che quegli non
avrebbe più osato di affrontarla una
seconda volta in quel modo, che il
suo terrore e il suo pianto gli ave-
vano forse destato un po' di pietà, o
eran bastati, se non altro, alla sod-
La maeslrina degli operai 107
disfazione del suo rancore. E infatti
essa notò in lui, alla lezione di quella
stessa sera, un cambiamento: non
provocò più disordini, non fece più
alcun atto di scherno. Ma v'era nel
suo contegno qualche cosa, che quasi
le faceva desiderare che non si fosse
uiutat(j : pareva cìi'cgli avesse fatto
un ritorno ai pensieri di prima, quando
non aveva ancora cominciato a tor-
mentarla, e che in quelli fosse più
raccolto e risoluto d'allora. Il suo
sguardo non correva più sulla sua
persona con quell'espressione di cu-
riosità sensuale e insolente; ma, lungi
dall'esprimere benevolenza, sembrava
che spirasse un odio che prima non
aveva. Egli la guardava e pensava,
rodendosi le unghie. Pareva che mac-
chinasse qualche coja, una serie di
La maestrina degli operai
cose, col dispetto di non trovarne al-
cuna che lo soddisfacesse. E così fece
altre sere, ma sempre più pensieroso
e accigliato. Quel suo aspetto era in-
tollerabile alla maestra. Avrebbe vo-
lato qualche volta rivolgersi a lui
arditamente, e interrogarlo, ordinargli
di spiegarsi, supplicarlo anche, perchè
la liberasse dall'oppressione di quella
perpetua minaccia muta, parendole
che qualunque cosa egli fosse per
minacciarle, dovesse essere meno peg-
gio di quello che le passava confu-
samente nell'immaginazione.
E quand'era sola, ragionando, cer-
cava di penetrare nei suoi pensieri
con l'aiuto di quella scarsa e vaga co-
gnizione dello spirito della sua classe
eh' ella aveva di seconda mano. Per
esempio, egli doveva ad un tempo
La iiKii^triiia degli operai loq
desiderarla per brutalità, come un'al-
tra qualsiasi, e odiarla per T avver-
sione ch'essa gli dimostrava; doveva
odiare in lei la classe signorile, a cui
stimava che appartenesse, e del cui
abborrimento pei giovani suoi pari
essa era certo la più manifesta e viva
espressione ch'egli avesse mai veduto ;
doveva desiderare di vendicarsi di
queir abborrimento facendole sfregio
o violenza, ed essere eccitato in quel
desiderio dalla sua stessa paura, che
gli solleticava l'orgoglio della malva-
gità e della prepotenza; doveva esser
tormentato da una curiosità feroce
di vedere come si sarebbe dibattuta,
come avrebbe supplicato, chiesto gra-
zia, gridato, singhiozzato, sofferto,
inorridito sotto le sue mani. Egli do-
veva insieme desiderarla e insultarla
La maestrina degli operai
in cuor suo, cercar di disonorarla nel
proprio concetto, dandole i più sconci
nomi del suo orribile linguaggio, go-
dere a immaginarsi di percoterla e di
avvilirla in presenza di tutti. Questo
si vedeva nei suoi occhi biechi, che
divampavano alle volte , biancheg-
giando come gli occhi d'una fiera, e
dal modo con cui ribeveva l'aria, di
tratto in tratto, con quella sua bocca
senza labbra, come per rattenere uno
scoppio — credeva lei — di dispetto
e di rabbia. E a questo pensiero rab-
brividiva, e lo scacciava, ma vi rica-
deva, a suo malgrado.
Però, non essendo più aizzati da
lui, i ragazzi si contennero un po'
meglio per alcune lezioni. La pietra
dello scandalo era sempre il piccolo
La maestrina degli operai in
Maggia. Una sera la maestra lo do-
vette cacciar dalla scuola pei-chè aveva
messa un'assicella a traverso alla cor-
sìa, per far inciampare i ragazzi che
andavano alla lavagna, ed uno, in-
ciampandovi, era stramazzato mala-
mente. I grandi seguitavano a non
darle fastidio, se non in quanto s'ir-
ritavano delle canzonature dei piccoli,
quando facevano grossi errori di let-
tura o di scrittura, ed essa temeva
che li picchiassero fuori. Ma questo
non avvenne. Il grosso Maggia con-
tinuava a studiare con una ostina-
zione mulesca. I pastori si mostra-
vano molto diligenti. Essa ebbe una
volta sola una breve discussione col
Lamagna ; il quale, peraltro, non le
mancax'a mai di rispetto : voleva solo
farle comprendere che non ricono-
112 La maestrina degli operai
sceva in lei alcuna superiorità sociale,
che la considerava, per esempio, come
una popolana sua pari, che invece di
spacciar derrate da un banco, spac-
ciava cognizioni da un tavolino. Essa
fu molto maravigliata di un' idea
espressa da lui in un componimento
sul lavoro ricompensato dalla co-
scienza : a modo suo, egli aveva vo-
luto dire che nella società, secondo
giustizia, chi ha più ingegno d'un
altro non dovrebbe per questo gua-
dagnar di più, anzi dovrebbe di meno,
perchè l'ingegno agevola il lavoro ed
è ricompensa a sé stesso. La maestra,
pure comprendendo che quella non
doveva essere un'idea del suo capo,
gli fece con bel modo qualche obie-
zione, a cui egli rispose asciutta-
mente : — È la mia maniera di pen-
Ln iitaesirina degli operai 1 1 3
-are. — Ma non ci fu altro. E la
radazza credette incominciato un pe-
riodo di quiete durevole.
Senonchè, man mano che la classe
pigliava con lei familiarità, essa no-
tava, specialmente nei grandi, un cam-
biamento. Pareva che, a poco a poco,
sentissero l'influsso sessuale della sua
persona, e che questo s'andasse co-
municando dai pili giovani ai più at-
tempati. Cominciava a veder negli
sguardi delle fissità prolungate, dei
bagliori di simpatia, delle espressioni
di rispetto e di sollecitudine, in cui
si capiva l'intenzione di cattivarsi la
sua benevolenza, e anche dei lampeg-
giamenti di pensieri amorosi o lubrici,
che alcuni si esprimevano l'un l'altro
nell'orecchio, sogghignando. Osservò
in alcuni grandi il manifesto proposito
De Amtcis. 15
114 La maestrina degli operai
di entrarle in grazia fingendo di pre-
starle una profonda attenzione, ac-
consentendo col capo alle sue parole,
facendo i lavori con grande diligenza;
parecchi venivano a chiederle spie-
gazioni al tavolino, senza sapere bene
quello che si volessero ; molti , che
l'avevan guardata da principio con
tutta indifferenza, la guardavano ora
da capo a piedi, arrestando l'occhio
su tutte le parti della sua persona,
come per prenderle la misura d' un
vestito; altri, dei più maturi, assume-
vano con lei un fare di protezione be-
nigna, disapprovando ostentatamente
i disturbatori, ed ella vedeva passare
come un chiarore sul loro viso a certe
inflessioni dolci della sua voce, e in-
dovinava, più che non vedesse in loro,
qualche cosa d'insolito, un movimento,
La maestrina degli operai 1 1 5
quasi la scossa ermi pensiero improv-
viso, quando s'avvicinava al banco
per veder la scrittura. E tutti questi
segni la inquietavano : titubava ad
entrar nella corsìa, doveva misurare
i gesti e gli atteggiamenti, esitava
con una timidità di bambina a dare
una lode dovuta, a pronunciar certe
frasi che potevano presentare un dop-
pio senso, a leggere certi passi del
libro che richiedevano un'intonazione
di affetto. E non di meno, in quella
medesima espressione di pensieri e di
desideri che la turbavano, vedeva
come luccicare in molti delle qualità
buone dell'animo, certe delicatezze
che non aveva mai immaginate, quasi
un rimescolio lento e confuso di sen-
timenti gentili, nascosti abitualmente
dalla rozzezza dei modi, dall'uso del
ii6 La maestrina degli operai
linguaggio grossolano, da una vol-
garità più voluta che naturale. I soli
incorreggibiU erano la più parte dei
ragazzi, e il Muroni l'unico dei grandi
che le destasse una repugnanza che
non poteva vincere. Questa le fu
anche accresciuta da un fatto. Una
sera di domenica le arrivò fin nella
camera un suono di grida lontane
che uscivano dall'osteria della Gal-
lina. Corse alla finestra e vide folla
in fondo al viale: era una rissa. Da
quella massa nera si spiccò un uomo,
come un'ombra, e prese pel viale con
la rapidità di una freccia ; un altro
gli si lanciò dietro. Quando il primo
passò davanti alla scuola, la maestra
sentì un grido acutissimo: — Aiuto!
Aiuto! — che le suonò nel più pro-
fondo dell'anima: l'uomo svoltò dietro
Lxi maestrina degli operai 117
la chiesa, e l'altro, velocissimo, sulle
sue tracce. Il cantoniere, che guar-
dava di dietro all'uscio, riconobbe ncl-
rinsecutore Saltafinestra. La ragazza
rimase col sangue sossopra, aspet-
tando la notizia d' un delitto. Non
accadde nulla ; l' inseguito non era
stato raggiunto. Ma quel grido di
aiuto, in cui essa aveva sentito il ter-
rore disperato della morte , le lasciò
nell'animo un nuovo e violento orrore
pel suo nemico.
1 1 8 La maestrina degli operai
XI.
Le durava ancor vivo questo sen-
timento quando il giorno dopo, at-
traversando il campo coperto di neve
dietro alla scuola, per andar in paese
a far delle compere, mentre pensava
appunto ch'era impossibile che il Mu-
roni la fermasse lì di pieno giorno,
a pochi passi dalle case, se lo vide
venir incontro dall'angolo opposto del
campo. Atterrita, si guardò intorno:
non vide che una fila di bambini che
facevan gli sdruccioloni lungo il viale,
a un cento passi da lei. Non era più
in tempo a tornare indietro se non
correndo; ma le parve una viltà di-
sonorante. Fu presa allora da un co-
raggio disperato, nato dall'eccelse
La maestrina degli operai 119
(Iella paura, e and*") diritta verso di lui,
a passi inalfc-rnii, uia col capo alto.
Dovevano incontrarsi sopra Io stret-
to sentiero tracciato sulla neve.
A tre passi l'un dall'altro si fer-
marono tutti e due. Egli si levò la
pipa di bocca e se la mise in una ta-
sca della giacchetta, tenendovi il pol-
lice su, e la guardò con un sorriso
che la fece fremere. Pareva che cer-
casse una frase per incominciare.
La maestra ebbe uno slancio d'in-
dignazione.
— Che cosa vuole insomma? Per-
chè mi ferma? Che cosa le ho fatto?
Il giovane guardò rapidamente in-
torno al campo : essa temette una
violenza.
— Perchè non mi rispetta? — gridò
con voce di pianto, dando un passo
La maestrina degli operai
indietro.... — Perchè offende una
donna che non si può vendicare ?...
Rispetti almeno la memoria di mìo
padre !... Io sono figliuola d' un sol-
dato, morto sul campo di battaglia !
E in quel momento, sul suo viso con-
tratto da un singhiozzo, disparve il ter-
rore sotto l'espressione dello sdegno
altero e della santa memoria invocata.
Il Muroni la guardò attentamente ;
poi disse a bassa voce, con un tuono
che pareva tranquillissimo :
— Non voglio mica farle del male.
Quella risposta le scemò la paura, e
le sue lagrime poterono uscire. Quegli
continuava a guardarla come stupito.
— Non voglio esser fermata ! —
disse la maestra.
— Io non l'ho fermata, — rispose
lui, guardandosi intorno.
La maestrina degli operai
— Allora mi lasci passare!
Il giovane si fece in là nella neve,
e mentre ella passava, con accento
più di lagnanza che di rancore, disse
piano, come tra sé: — Non son mica
un assassino.
Temendo che il silenzio gli potesse
parere un'ingiuria, ella si voltò, e
con una voce che aveva ancora il
tremito del pianto, e che suonò, a suo
malgrado, quasi supplichevole: — No,
disse.... — ma non mi fermi mai più !
E nel dir questo fu stupita di non
incontrare il suo sguardo , che la
sfuggì. Ella tirò innanzi a passi lesti,
e quando fu in fondo al campo, in-
volontariamente, si girò indietro. Il
giovane voltava allora le spalle. Non
s'era più mosso fino a quel punto.
Db Amicis, 16
T22 La maestrina degli operai
XII.
Insomma, tornò a casa spaurita an-
cora e tremante, ma quasi confortata
dalla coscienza d'una vittoria, e più
dal pensiero d'aver mostrato un co-
raggio, che non credeva d'avere. Il
fatto eh' egli avesse sfuggito il suo
sguardo , quando s' era voltata , le
parve sulle prime un segno di rav-
vedimento e di vergogna, che desse
a sperar bene per l'avvenire; e si
ricordò dei consigli del Garallo, che
diceva che col popolo ci voleva ar-
dimento e vigore, e delle idee della
maestra Baroffi, secondo la quale ba-
stava una parola nobile e appassio-
nata ad aprire i cuori più duri. Ma
rinvenne ben presto da queste illu-
La maestiitia degli operai ia3
sioni ripensando il passato orrendo
del giovane, la sua crudeltà con la
madre, la sua cinica scostuniatczza,
c|ueirindimenticabile grido di aiuto di
quel disgraziato che, essendo inse-
guito da lui, si sentiva alle calcagna
la morte, e non vide più nel suo con-
tegno di poc'anzi che il timore d'una
resistenza vigorosa di lei, che avrebbe
dato luogo a uiìa lotta e chiamato
gente. E nondimeno andò quella sera
a far scuola con minor trepidazione
che curiosità di vedere in qual nuovo
atteggiamento egli se le sarebbe pre-
sentato. L'atteggiamento fu nuovo_, in-
fatti ; ma non per l'appunto quale essa
lo immaginava. Egli non mostrava più
odio, né pareva che rimuginasse più
dei propositi tristi : mostrava, come se
la vedesse per la prima volta , una
124 -^^ maestrina degli operai
certa curiosità attenta, nella quale ap-
pariva smorzato il risentimento del
suo orgoglio per la ripugnanza ch'ella
gli manifestava. E s'ella avesse potuto
penetrar nel cervello di lui, avrebbe
scoperto ch'erano appunto la sua in-
dignazione di poche ore prima, il suo
pianto strozzato, la sua altera invo-
cazione della memoria paterna, che
l'avevano mutato in quel modo. Non
perchè l'aspetto e le parole di lei gli
avessero toccato il cuore; ma perchè
eran stati per lui una cosa nuova,
una rivelazione di sentimenti e di
forze sconosciute, eh' egli non aveva
mai visto, né immaginato nell'animo
di una donna. EgH la guardava con
curiosità come una creatura al tutto
diversa da quella che s'era raffigu-
rata, e oscura in parte alla sua Intel-
La Maestrina degli operai laS
ligcnza ; la guardava come se capisse
per la prima volta che sotto alle ra-
gioni, ch'egli poteva spiegarsi , della
sua avversione . per lui , ce ne fosse
una più profonda, più delicata, più
forte, radicata più addentro nell'a-
nima, che non gli riusciva bene di
comprendere. Oltreché egli pure, seb-
bene più tardi degli altri, cominciava
a sentire l' influsso della presenza,
ch'era quasi una compagnia, di quella
donna, tanto diversa d'aspetto, d'a-
nimo e di modi da tutte le donne
ch'egli aveva conosciuto fino allora.
Signore, egli non ne aveva mai viste
che passare per la strada e non gli
era anche occorso di esperimentare
ch'esse fossero diverse dal concetto
che egli e i suoi pari, secondo la pro-
pria natura, se ne formavano : che è
126 La maestrina degli operai
quanto dire di creature fra le quali
e quelle praticate da loro, non ci fosse
che la differenza del vestito e delle
maniere ; che se un'altra ce ne fosse
stata, doveva essere nelle prime un
più raffinato pervertimento, una, ben-
ché nascosta, più sfacciata corruzione
dell' anima e della carne , prodotta
dalla mollezza e dalla facilità mag-
giore della vita. Ma questa che aveva
davanti correggeva alquanto le sue
idee. Era la prima signora eh' egli
vedeva da vicino e a suo agio, tutte
le sere ; la prima che gU discorresse
sovente e che, in un certo senso, si
curasse di lui ; la prima di cui egli
sentiva, per dir così, il soffio e il ca-
lore, e di cui poteva notare a suo
agio, come in casa sua, per due lun-
ghe ore tutti i giorni, ogni gcstO;
La maestrino deqlt operai 127
Ogni moto del viso, ogni inflessione
di voce. Egli cominciò a notar tutto
questo, non appena l'orgoglio quetato
gli lasciò un po' libera la facoltà del-
l'osservazione, e tutto questo gli riu-
sciva singolare e gli cominciava a far
pensare che tutta quella gentilezza
non fosse soltanto vernice o artifizio
d'educazione, come prima credeva.
Era veramente una creatura d' una
nuova specie per lui. Nonostante il
suo orgoglio selvaggio, nato, come
quello dei pochi compagni della sua
tempra, da una prepotente e indeter-
minata ambizione, e da una coscienza
confusa di facoltcà non comuni, soffo-
cate dalla povertà e dall'ignoranza,
egli principiava a riconoscere vaga-
mente in lei qualche cosa di supe-
riore a se, che lo umiliava senza
128 La maestriua degli operai
inasprirlo. Egli prese a seguitare at-
tentamente, con r occhio e col pen-
siero, tutti gli atti di lei, e le espres-
sioni del viso, e gli accenti, quasi
cercando il perchè dell'effetto che
gli facevano, come si cerca ciò che
vuol dire una musica. E gli accadeva
spesso di ribellarsi a quell'effetto con
lo scherno, ritornando al sospetto
abituale d'un' arte finissima di civet-
teria ; ma non si poteva arrestar più
a lungo in questo sospetto. Provava
anche a ribellarsi a sé medesimo, su-
scitandosi nella mente delle immagini
oscene, mettendo l'immagine di lei in
luoghi e scene vive nella sua memo-
ria, fra le quali essa le apparisse come
trasformata e tinta del loro sozzo co-
lore, cercando con la fantasia quanto
ci potesse essere in lei di meno lon-
L'I inacstrtiia drc^li operai 129
tano dalla natura propria, i pensieri
più occulti, delle debolezze, delle aber-
razioni, delle vergogne. Ma per quanto
facesse, la sua lìgura finiva sempre
con sollevarsi dall'ombra e dalla mota
in cui si sforzava di immergerla e gli
si riprescntava sempre così, come ap-
pariva dietro a quel tavolino, con
quella fronte bianca, con quella gra-
zia fanciullesca, con quella timidità
dignitosa , con quel non so che di
strano e soggiogante, di cui non po-
teva comprendere la vera essenza, e
insieme gli piaceva e lo stizziva, lo ma-
ravigliava, Io avviliva, lo ammansava,
gli faceva, all'uscita, sputar delle be-
stemmie più grosse e delle. oscenità più
brutali, come per rieccitare la forza
della sua natura contro l'ammollimen-
to che si sentiva entrare nel sangue.
De Amicis. 17
i3o La lììncstriìta degli operai
Quest'effetto fu lento, e la maestra
non se n'accorse da prima, anche
perchè pareva che di tanto in tanto
egli mirasse a tener viva tra la sco-
laresca la sua reputazione di rompi-
collo senza riguardi e senza paure
con qualche bravata che desse scan-
dalo o suscitasse baccano. Ma faceva
questo in una nuova maniera, più
per chiamar l'attenzione sopra di sé,
che per recar offesa alla maestra ; la
quale, trapelando il suo pensiero, non
si adontava di quegli atti come per
r addietro. A capo di pochi giorni,
peraltro, notò in lui altre novità : una
certa diligenza calligrafica nei lavori
di casa, un leggero mutamento d' in-
tonazione nella lettura, come s'egli
si sforzasse di vincere la sua rauce-
Lii iiiac strimi dci^li operai i3i
dine e di modular meglio la voce, e
un modo d'ascoltare e d'accettare le
sue correzioni che non era più quello
di prima ; oltreché cercava quasi di
prolungarle , con obbiezioni e do-
mande monosillabiche, come avrebbe
fatto d'una conversazione gradita. Una
sera, essendo caduta alla maestra la
penna, che rotolò fino a pie del primo
banco, egli passò di sotto con un
movimento rapidissimo, la raccolse e
glie la porse ; e questo destò nella
classe un mormorio di stupore. Le
rese un altro servigio anche più cor-
tese. Si affacciavano qualche volta
alla buca del calorifero dei topi enor-
mi, che venivano dalla vicina conce-
rìa, passando per i condotti d'acqua;
e la scolaresca, senza che si movesse
nessuno a cacciarli, si divertiva degli
t32 La maestrina degli operai
atti di ribrezzo che faceva la maestra
a sentirli strepitare contro la reticella
di ferro. Una sera, essendo i topi ri-
comparsi, e mostrando la maestra il
ribrezzo 'solito in mèzzo alle risate
dei ragazzi, egli guizzò di sotto il
banco e andò a dare un calcio nella
reticella; dopo di che, per masche-
rare la cortesia dell'atto, tornò al
suo posto lanciando alla classe una
facezia in gergaccio , che provocò
nuove risa. Ciò non di meno, anche
quell'atto fu notato e, messo insieme
con gli altri indizi, cominciò a destare
un certo sospetto negli scolari più
astuti. Uno dei primi a darne segno
fu il piccolo Maggia. Egli prese a vi-
gilare la maestra e il giovane, cor-
rendo continuamente coi suoi occhi
di faina, con una rapidità fulminea,
Im tìiacyiiriHa dc^li operai r33
dall' uno all'altra, tossendo Icgger-
mcntL* quando essa interrogava lui,
dando del gomito al vicino e ammic-
cando agli altri quando gli pareva
che il Muroni stesse in troppa attenta
contemplazione della signorina: con
le debite cautele, però, perche cono-
sceva r amico, e non c'era da scher-
zare. Ma la Varetti se n' accorse, e
sebbene, per istinto, ora che Io ve-
deva mutato, fosse disposta a guar-
dare il giovane con minor diffidenza
e a interrogarlo più spesso, pure fa-
ceva l'una e l'altra cosa il più rara-
mente possibile, intimidita, tormentata
dalla continua vigilanza di quei due
occhi sorridenti e maligni del ragazzo,
che le frugavan nell' anima. Ma, in-
somma, dal peggior tormento era li-
berata e viveva più tranquilla.
i34 La maestrina degli operai
XIII.
Viveva più tranquilla perchè, non
conoscendo l' indole dei giovani di
quella classe e di quella fibra, pen-
sava che il suo mutamento si sarebbe
arrestato lì. Ma quando egli s'accorse
che, cessando in lei, per effetto del
suo nuovo contegno, la paura e la
ripugnanza antica, non vi sottentrava
già la simpatia, ma una indifferenza
eguale a quella che essa mostrava
per gli altri, allora fu come colpito
da una delusione, che lo accese me-
glio. Nell'avversione paurosa ch'ella
aveva prima per lui, egli trovava al-
meno una certa soddisfazione d'amor
La maestrina degli operai i35
proprio, poiché .i^li pareva un cfrctto
della sua trista celehritfi , della sua
reputazione d' uomo capace di ogni
audacia; allora, se non altro, non
andava confuso con gli altri; aveva,
anche nella scuola, davanti ad essa,
la supremazia di cui si gloriava di
fuori ; infine, godeva di produrre in
lei una impressione forte, qualunque
fosse. Ora , cessato quel suo potere,
egli si trovava come disarmato, sen-
z'alcun mezzo di attirare la sua at-
tenzione e di toccarle l'animo, e nella
sua crescente simpatia, sentiva più
rabbiosamente la diversità di condi-
zione sociale, l'inferiorità della cul-
tura, la differenza d'educazione, di
maniere, d'ogni cosa, che gli toglie-
vano di sperare una corrispondenza.
E così si veniva insinuando in lui, a
i36 La macstrina degli operai
poco a poco, un nuovo e più acre
fastidio del suo stato, una nuova e
confusa ambizione, volta* a tutt' altre
mire che a quelle di prima, quando
cercava la gloria nelle birbonate, nella
prepotenza, nelle vittorie delle risse.
Ma l'ambizione nuova non avendo
sfogo possibile, divampava in lui come
una fiamma chiusa, raddoppiando l'ar-
dore dell'altra passione. Nondimeno,
per istinto, cercava d'avvicinarsi a
lei in qualche maniera, quasi senza
pensarvi. Un occhio attento avrebbe
osservato in lui, da un giorno all'al-
tro, il ciuffo rimosso dalla fronte, la
faccia e le mani più pulite, una net-
tezza più accurata dei panni, qualche
cosa nei suoi atteggiamenti in scuola,
e perfino certe singolarità in mezzo
alle grosse scorrezioni dei suoi lavori,
Ln macstrina degli operai 187
rhc annunziavano un' intenzione di
raffinamento della persona e della
mente, v. quasi rimitazione d'un mo-
dello ideale. Di tutto questo non s'av-
vide la maestra quanto d'un cambia-
mento nel suo mod(ì di guardarla,
per il quale essa avrebbe quasi so-
spettato in lui dei sentimenti opposti
a quelli che l' animavano. Era una
guardatura accigliata, insistente, ma
più rivolta a tutta la sua persona,
che ai suoi occhi, ch'egli pareva sfug-
gire ; un'attenzione dissimulata, ma
fissa e indagatrice, che si appuntava
anche sul più piccolo dei suoi movi-
menti, come se ciascuno avesse avuto
per lui il significato d'una parola
scritta, non bene intelligibile, di qual-
che lingua straniera ; una visibile me-
ditazione di tutte le frasi, ch'ella di-
1)E Amicis. LS
r38 La macstrina degli operai
cesse, che uscissero per poco dal giro
del consueto linguaggio didattico ,
come se fossero altrettanti spiragli,
per cui egli le potesse penetrar col
pensiero nell'animo, e guardar che
cosa vi fosse di nuovo e di strano,
che mandasse fuori quei suoni, ch'ei
non aveva mai intesi. Ma non cre-
scevan punto da parte sua le mani-
festazioni della cortesia e del rispetto :
era ancora tanto calmo da badare a
non farsi scorgere apertamente. Al-
l'uscita e all'entrata, però, nei mo-
menti in cui egli credeva di poterla
guardare senz'esser visto, la maestra
incontrava il suo sguardo acuto, scin-
tillante, non più audace, ma severo,
inquieto, avido, scontento, velato da
un'ombra di vergogna; la quale non
era la vergogna delle insolenze pas-
La ttuiestrina dv^li of^erai i 89
satc, ma della passione nascente. Ma
la maestra crctleva la [)iima C(jsa,
e non sospettando altro , si rassi-
curava.
XIV.
Eran le cose a questo punto quando
una mattina, mentre passeggiava al
-.ole nel cortile, durante la ricreazione
dei suoi bambini, la Varetti vide af-
facciarsi all' uscio la madre del Mu-
roni, che cercava di lei. Essa fece
un atto di rincrescimento come se la
soverchia famigliari tea di quella donna
mettesse qualche cosa di comune fra
lei e il suo figliuolo. La povera vec-
chia venne innanzi ctjn le mani sotto
il L-rcnibiule, <;irandu in atto iruar-
140 La maestrina degli operai
dingo i suoi dolci occhi di vittima, in
cui pareva che fossero congelate due
lagrime, s'avvicinò alla signorina con
un sorriso, come se fosse già avviata
fra loro una buona amicizia, e le disse
a bassa voce, in aria di mistero, con
accento di timida soddisfazione : —
Va meglio, sa. Va un poco meglio
da un po' di tempo. Pare che si sia
quetato un po'. Non mi tratta più
male, non va più alla Gallina. Mi par
di sognare, in verità. La sera sta al
lavoro. Io ringrazio il buon Dio giorno
e notte !
E guardò con sospetto verso l'uscio.
Essa attribuiva quel mutamento alla
scuola, e veniva appunto per ringra-
ziar la maestra, e anche per farle
una preghiera.
— Sarebbe, — le disse, — mi per-
La maestrina degli operai 141
doni tanto la libertà, sii^iiorina ; ma
sarebbe di approfittare del buon mo-
mento , che par disposto cosi bene,
per tentare quello che le ho detto il
primo giorno, di fargli entrare in
cuore un po' di religione, che si de-
cidesse una buona volta a fare i suoi
doveri, ciie son dieci anni che non si
avvicina ai Sacramenti, Dio di mise-
ricordia, dieci anni, lei m'intende!
E dire clie gli devo dare di tanto in
tanto i miei ultimi soldi, per fargli
recitare un pater e un ave, che non
vada a letto come un cane, e ho an-
cora nell'idea che dica tutt'altre cose
dal modo che fa con la bocca ! Se
lei volesse far quest'opera di carità,
signora maestra, già che gl'insegna
tante altre belle cose, di fargli ben
capire che la prima cosa è di sai-
142 La maestrina degli operai
var l'anima, e che io avessi questa
consolazione, prima di chiuder gli
occhi, di vederlo riconciHato col Si-
gnore ! Perchè se non si prende que-
sto momento, creda, un altro così non
ritorna più ; io non l'ho visto mai così
buono, dopo che il buon Dio me l'ha
mandato, in fede dell'anima màa !
La maestra guardò da un' altra
parte per non mostrare la soddisfa-
zione d'amor proprio che le davan le
ultime parole. E rispose che avrebbe
fatto quello che poteva, ma che po-
teva fare ben poco.
- — In ogni modo, — disse la donna,
dando un'altra occhiata all'uscio soc-
chiuso, — bisogna dire che è una
gran benedizione la scuola, se fa del
bene anche al mio figliuolo. Perchè
è la scuola, non c'è che dire..
Ln iiiacsfriiin rifinii operai [48
Qui, come colta da un'idea nuova,
stette un po' pensierosa , t^uardando
a terra; poi disse piano, rialzandi» l;1ì
occhi : — Salvo il caso....
La maestra la guardò.
— Salvo il caso, — continuò la
donna, guardando a terra da caj^o,
— che sia qualche siiìipatia di ^cn-
tiììicnto.... come Tanno scorso, per la
macellarina.
La maestra ebbe un sospetto, ma
istantaneo : si vedeva che il pensiero
della madre era a mille miglia da lei.
— Eppure, — soggiunse questa,
riilettendo, — per quanto io aljbia
cercato e domandato, non mi son po-
tuta accorger di nessuna.
Poi tornò tutt'a un tratto alla re-
ligione. La maestra le domandò per-
chè non ricorresse al parroco. Signore
144 ^'^ Maestrina degli operai
Iddio benedetto, quel buon vecchino,
alto così, tanto alla mano con tutti,
era un sant'uomo ; ma non se ne vo-
leva immischiare. Ella sospettava che
avesse un po' di " suggezione „ del
suo figliuolo. E quella " suggezione „
che voleva dir paura, era una parola
di ripiego, in cui l'amor materno met-
teva pure un'ombra di vanità. Ed era
lo stesso degli altri: il cavalier Sanis,
padrone della fabbrica, il dottore, che
gli avrebbero potuto far delle ammo-
nizioni e dar dei consigli, tutti quanti
pareva che ne avessero un po' dì
" suggezione „ ; scherzavano perfin
con lui , incontrandolo ; nessuno lo
voleva urtare. — In fine, — disse,
— Nostro Signore mi continuerà ad
aiutare, poiché ha cominciato.
E andandosene, mentre ringraziava
La mnestn'iia dn^fi ofnrai i .\5
la maestra con una espressione umile
e aiTettuosa d'ammirazione, il suo
sguardo s'arrestò e s'avvivò un mo-
mento sopra di lei, come al sorgere
d'un pensiero.... Ma il pensiero passò.
— Vado a pregar per lei, signo-
rina, — le disse di sull'uscio, e vol-
tandole la sua povera schiena corta
e incurvata di vecchia martire, s'av-
viò verso la chiesa.
De Amicis.
T46 La maestrina degli operai
XV.
Insomma , è domato ! — disse in
cuor suo la maestra. Non aveva più
da temere ne insulti né violenze,
poteva girar tranquillamente per il
paese, era libera, era contenta, ed
anche un poco altera dell'opera sua.
E con questi pensieri non titubò un
momento a uscir di casa sola il giorno
dopo, suir imbrunire, quando venne
un ragazzo con le chiavi del quar-
tierino della maestra Latti e con un
biglietto, scritto a matita, col quale
la sua amica la pregava di prender
nella camera certi medicinali e di
portarglieli in paese, in casa del for-
naio, dove s'era ricoverata, essendole
La maestrina degli operai 14*7
preso male per la strada. Klla si iìccò
ili tasca le boccette, si mise il cap-
pellino e il mantello, e se n'andò a
passi lesti, sotto una neve che veniva
giù a larghe falde, e aveva già im-
biancato ogni cosa. Trovò la maestra
Latti distesa sopra un sofà, assistita
dalla moglie del fornaio e dalle sue
ligliuole, che sorridevano a fior di
labbra.
— Ah Enrica ! — esclamò quella,
tendendole languidamente la mano.
— Ti vedo ancora !
Il suo viso, però, non giustificava
la tristezza mortale di quel saluto.
iVvendo mal di capo, ed essendo sci-
volata per la strada per aver messo
un piede in fallo, essa credeva d'esser
caduta per una portata di sangue al
cervello, con la quale le si fossero
T48 La maestrina degli operai
scatenati addosso, cogliendo l'occa-
sione, tutti gli altri suoi mali. Tra-
sportata su, s'era indispettita col me-
dico — un grosso biondo burlone —
che, per tutta cura, le aveva consi-
gliata r aria di Massaua , e poi era
ricaduta in un grande abbattimento....
— Va, — disse con voce fioca alla
Varetti, dopo aver inghiottito in furia
le medicine, — non ho più bisogno
di te. Questa buona gente mi porterà
a casa più tardi... viva o morta.
Quando la Varetti, nascondendo un
sorriso, s'accomiatò da lei, era quasi
notte. Continuava a nevicare. Sul viale
c'era già un palmo di neve. Ella in-
dugiò un momento prima d'entrarvi,
poi affrettò il passo. I due lampioni
del gas, velati dalla nevicata, rompe-
vano appena l'oscurità con due dischi
La maestrina degli operai 149
di luce pallida; lo strepito delle mac-
chine degli opifici vicini arrivava là af-
fiochito, come se uscisse di sotterra, e
il suon dell'incudine del fabbro ferraio,
eh' era all' entrata del paese, pareva
che venisse da una gran lontananza.
Arrivata a un terzo del viale, parve
alle maestra di veder muovere un'om-
bra dietro a un albero ; si soffermò,
col respiro oppresso ; poi si fece animo
e prese la corsa.
A due passi dall'albero le si parò
davanti il Muroni.
Ella stava per gittare un grido, ma
lo rattenne, vedendo ch'egli si levava
il cappello.
— Ancora lei ! — esclamò, sdegnata.
— Cosa vuole?... Mi lasci passare.
Quegli rispose con la sua voce
rauca, ma in tuono rispettoso :
i5o La maestrina degli operai
— C'è la neve, io le faccio la stra-
da.... se permette.
— Non voglio ! — rispose la mae-
stra. — Si faccia in là, o grido aiuto.
— Perchè? — domandò lui, a voce
bassa. — Mi crede proprio.... Crede
che non abbia anch'io un po' di cuo-
re?... Non ha mica da lamentarsi di
me, da un po' di giorni.
E senza darle tempo a rispondere,
saltò a cinque passi davanti a lei, e
si mise in cammino verso la scuola,
col corpo chino, strisciando rapida-
mente i piedi l'uno stretto all'altro,
per aprirle un sentiero in mezzo alla
neve.
La maestra, rassicurata un po', gli
tenne dietro per un tratto, senza per-
derlo d'occhio; ma poi, ripresa da
una paura improvvisa, slanciandosi
L(t ìune^trììia det^ìi operai 1 5 r
avanti per fuggire, in un momento
ch'egli rallentava il passo, l'urtò col
ginocchio. Quegli perdette i lumi, e
mettendo un ah ! sofìbcato, voltatosi
bruscamente, l'afTerrò a due mani per
la vita e cercò il suo viso con la
bocca.
La maestra si dibattè furiosamente
sotto il suo alito acceso, che sentiva
l'acquavite e la pipa.
— Mi dia un bacio, — disse lui,
con voce arrantolata, — un bacio e
la lascio andare.... un bacio e la lascio
andare....
Dicendo questo, furioso, le levò le
mani dalla vita per afferrarle il capo •
essa gli sfuggi dalle braccia con un
guizzo e si diede a correre dispera-
tamente verso la scuola gridando :
— Aiuto! Aiuto! — ma con voce
rSa La tnacstrina degli operai
COSÌ fioca, che nessuno l'avrebbe in-
tesa. Egli la inseguì, anelando, pro-
nunciando parole incomprensibili, con
voce sibilante. Nel terrore che la le-
vava di senno, le parve di sentir
dire : — Ca sciìsa ! ca scusa ! — (Mi
scusi, mi scusi). Poi non udì più nulla,
nemmeno il suo passo.
Arrivò trafelata alla scuola, entrò
barcollando nel corridoio, e incon-
trando la bidella col lume, si lasciò
andare con la spalla al muro, smorta,
quasi svenuta.
— Cosa c'è? — domandò la donna,
spaventata.
— Un ladro ! — rispose lei.
Il cantoniere accorse. — Un ladro?
un ladro? — E, afferrato un randello,
si slanciò fuori, attraversò il cortile.*.,
e sprangò 1' uscio.
La inaesirina degli operai i53
XVI.
La povera maestra passò la notte
con la febbre, cercando quale fosse
la miglior via per ricorrere alla giu-
stizia, poiché vedeva oramai la cosa
necessaria: se riferire il fatto al mae-
stro Garallo, come direttore, perchè
scacciasse il Muroni dalla scuola e lo
denunciasse ai carabinieri, o andar
senz'altro dal cavalier Sanis, ch'era
il personaggio più autorevole del sob-
borgo , perchè provvedesse lui nel
modo che avrebbe stimato più op-
portuno. A fare un passo, comunque
fosse, era risoluta, non reggendole
l'animo all'idea che le potesse toccare
un'altra volta un affronto e uno spa-
vento come quelli che aveva avuti, e
De A.micis. 20
i54 La maestrina degli operai
al cui pensiero tremava ancora. Si
levò la mattina dopo, decisa d'andar
dal soprintendente, dopo averne av-
vertito, per dovere di delicatezza, il
maestro. Era domenica : essa contava
d'andar prima alla messa e poi alla
fabbrica del cavalier Sanis.
Ma mentre stava terminando di ve-
stirsi , eccoti lì la maestra Mazzara,
ansante e affaccendata, come sempre,
col sorriso sulla bocca e un pacco di
carte fra le mani. Era già stata dalla
Baroffi a chiedere un articolo per una
Strenna che volevan pubblicare varie
maestre a benefizio d'una loro col-
lega, vedova d'una guardia daziaria.
Non poteva trattenersi che pochi mi-
nuti. Aveva da galoppare tutto il
giorno a Torino per preparare una
recita di dilettanti al teatro Scribe,
La ìiiaestriìta degli operai
per la fondazione d'un asili^ infantile
alla Crocetta ; doveva fare una visita
alla scuola d'Orticoltura in via Ga-
ribaldi, dove una sua compagna in-
segnava a scrivere a quaranta giar-
dinieri ; voleva andare ancora all'isti-
tuto del Buon Pastore a vedere che
cosa ci fosse di vero in una voce
messa in giro da un giornale, che
le maestre monache facessero appa-
rire il diavolo di notte per spaventare
le ragazze riottose. Quand'ebbe detto
tutto questo, riprese fiato; poi doman-
dò notizie della scuola serale all'amica,
e si mostrò addolorata di vederla tri-
ste. — Cos'iiai ? Che c'è stato? Per-
chè sei pallida? Che t'hanno fatto?
Veramente, essa non pareva alla
Varetti la confidente più opportuna
per le cose che le aveva da dire ; ma,
i56 La ìiiaestrina degli operai
non avendone altra, raccontò tutto
a ieì, fino alla scena della sera avanti.
— Ma dunque l'hai innamorato ! —
esclamò quella con grande vivacità.
— .... Per questo non s'è più veduto
alle scuole festive !
E stette un po' pensando, come per
gustare quello che vi era di roman-
zesco neir avventura. — E cos' hai
decìso di fare? — domandò poi.
La Varetti le disse risolutamente
la sua intenzione.
L'amica rimase assorta qualche mo-
mento. Poi rispose con gravità, ten-
tennando il capo: — Io non ti darei
questo consigho. — E richiesta del-
perchè, spiegò il suo pensiero.
— Perchè tu non conosci l'animo
di quella gente. Tu provocherai una
vendetta.
La maestri tta dii^ìi operai 157
— Ma che vendetta vuoi ch'io pro-
vochi? — doinantln la Varetti, scrol-
lando una spalla. — Che cosa mi
può far di peggio di quello che ha
fatto ?... Amniazzarnii ?
— Eh, a te non farà nulla, — ri-
spose l'altra, — si capisce. Ma se non
si vendicherei su di te, si vendicherà
su quelli che lo puniranno, di questo
puoi star sicura , come se fosse già
fatto. No, non ti metter sulla coscienza
questo rimorso.
— Ma dunque, — esclamò la Va-
retti con risentimento, — io devo in-
goiarmi l'affronto e starne ad aspet-
tare detrli altri ?
&'
L'amica tacque un mezzo minuto.
— Ma , insomma , — disse , — non
t'ha neppure baciata !
La Varetti fece un atto di mara-
i58 La ìuaestìinn degli operai
viglia e di sdegno. Ma quella non la
lasciò parlare. — Capisco, l'affronto
c'è stato egualmente. Però.... dici che
t'ha chiesto scusa.... Infine, devi an-
che considerare che uomo è, od era,
piuttosto. E già una bella vittoria
d'averlo ridotto a quel modo, d'aver-
gli ispirato un sentimento.... Che t'ho
da dire? Nei tuoi piedi, io starei an-
cora a vedere. Vorrei compir l'opera,
finire di convertirlo.... E un caso raro,
davvero. — E dopo aver fissato un
po' la sua amica : — Ah ! la mia po-
vera Enrichetta, — le disse sorridendo
e pigliandole il mento con due dita,
— con quel visetto di principessina !
La Varettì si asciugò due lacrime.
— Segui il mio consiglio, — riprese
l'altra, — perdona ancora una volta.
Io son certa che non accadrà più
La nuiestìiiKi disili o/nitii i .'9
nulla. Tu non conosci questi giovani
(l('l i)i)pol<). liasta n^n^ iri-itarli o av-
• ilirli, se ne fa quello che si vuole,
inche dei p'.'_^giori. (jiicllo li, vedrai,
liventerà un agnello! T'ha fatto la
-trada coi piedi, te la farà coi gi-
nocchi.
La Varetti rimase perplessa.
— Ah! il popolo! — continuò Fa-
luica. — Credi, il popolo è mal co-
losciuto. Per questo non è amato.
K se par malvagio qualclie volta, è
appunto perchè non è amato. Basta.
Ti verrò presto a rivedere. Son cu-
riosa di sapere come andrei a finir '.
Cos'hai deciso ?
— Non so, — rispose la \'ar( tii
fissando per la hnestra i camini delk
ibbriche, come se fossero un late
del problema che la teneva in dubbio
i6o La maestrina degli operai
La Mazzara, andandosene, le diede
ancora in fretta in fretta un sacco di
notizie torinesi : c'era un matrimonio
nella Scuola Sclopis; la contessa Di
Rosa aveva invitato a uno dei suoi
magnifici balli le due maestre delle
sue figliuole ; nel ritiro della Visita-
zione aveva tentato di avvelenarsi
una ragazza perchè le era stata se-
questrata una lettera amorosa ; a San
Filippo , nella prossima quaresima,
avrebbe predicato don Calandra. E
glien' aggiunse ancor una suU' uscio :
il Malon, quel famoso socialista fran-
cese, doveva tenere una conferenza
agli operai di Torino : essa sperava
di potervi andare.
— Animo, — le disse infine sulla
via, con un sorriso adulatorio, —
bella domatrice !
La >n(icstriita digli operai i6r
X\'1I.
Dopo molta esitazione, la Warttti
si decise ad aspettare ancora, e ri-
tornò alla scuola serale, il lunedì sera,
un po' turbata dentro, ma tranquilla
di fuori, come se nulla fosse accaduto.
Seduta appena a tavolino, essa s'ac-
corse, senza guardare il ATuroni, che
questi stava in un atteggiamento in
cui non l'aveva mai veduto, coi pugni
appoggiati sul banco e il mento sui
pugni; e le bastò, un minuto dopo,
dargli uno sguardo di sfuggita, per
riconoscere che aveva bevuto. Aveva
daccapo il ciuffo in mezzo alla fronte,
gli occhi imbambolati e sonnolenti, la
cravatta scomposta, e parve alla mae-
De Amicis. 21
102 La maestrina degli operai
stra di rivedergli a traverso al velo
denso dell'ebbrezza l'espressione tri-
sta e bieca dei primi giorni, come se
fosse tornato al proposito di scher-
nirla e di farle paura. Ma non fece
alcun disordine quella sera, né mutò
nemmeno l'atteggiamento, ed essa
non lo interrogò, né lo fece leggere.
La sera dopo venne a scuola intie-
ramente in sé, col viso consueto, e
d'allora in poi lo rivide stare attento,
guardarla, ascoltarla con quell'aria
d'ammirazione meditabonda e quasi
cupa, ch'egli aveva mostrato prima
dell'ultimo incontro sul viale. Soltanto
non appariva più alcun segno d'am-
bizione o di vanità nella sua condotta,
né sulla sua persona : tornava a mo-
strare il viso e le mani poco puliti,
leggeva con trascuranza, faceva il la-
La maestrina degli operai i63
voro alla diavola, o non lo faceva, e
pareva che desiderasse di non essere
interrogato, di esser lasciato tran-
quillo nel suo canto, a guardarla in
silenzio, come un cane da caccia. Ma
questa sua contemplazione, così pro-
lungata alle volte che egli non se-
guitava più sul libro la lettura degli
altri, e m.etteva le spalle al muro,
voltandosi in pieno verso destra, per
meglio vederla, quando lei era dalla
parte della prima sezione, finì con
dar neir occhio anche agli alunni
meno osservatori. Grandi e piccoli, di
tanto in tanto, se lo accennavan l'un
l'altro col capo, e se ne parlavan ne-
gli orecchi. To! Era dunque proprio
vero : Saltafinestra era innamorato
della maestrina. Era un bel caso !
Questa volta, però, l'avrebbe avuta
164 La ìiiaesfriìia degli operai
a far con la voglia. S'aveva bell'avere
il muso di Saltafinestra, ci voleva una
buona dose di pretensione. Nessuno
avrebbe mai pensato che quel lesto-
fante lì, che n'aveva già fatte e pro-
vate di tutte le tinte, avrebbe dato
un tuffo nella bambinaggine a quella
maniera. E gli uomini pei primi gli
avrebbero dato la berta, se non aves-
ser saputo che con lui c'era da correr
dei rischi. Ma i ragazzi, piii maligni
e meno prudenti, non si moderavano
tanto. Nondimeno, grazie al timore
che incuteva, non sarebbe nato nes-
suno scandalo, s'egli non si fosse la-
sciato andare a provocarlo.
11 Muroni che, nei primi giorni,
aveva eccitato la classe alle risa e
al disordine in odio alla maestra, ve-
La maestrina degli operai i65
deva male ora che altri le desse noia
0 le facesse offesa. Cominciò a guar-
dare a traverso quelli che facevan
del chiasso, prima quasi involontaria-
mente, come un uomo frastornato in
un pensiero fisso ; poi col proposito
manifesto di farli smettere, fissando
l'un dopo l'altro i disturbatori. Quando
costoro se ne accorsero, incoraggian-
dosi a poco a poco al vedersi con-
cordi, presero a far peggio ; e allora
alla stizza di prima s'aggiunse in lui
il risentimento dell'ingiuria a lui di-
retta. La cosa, per alcune sere, non
passò i termini; ma poi egli s'inasprì.
1 disturbatori ostinati non eran che
i ragazzi, ma tanto più egli si sentiva
ferito nell'orgoglio, che non riusciva
a farsi temere da un pugno di mo-
nelli, lui che aveva fatto tremare degli
i66 La ìuaestrina degli operai
uomini. Principiò, quando s'arrischia-
vano a qualche monelleria più sfac-
ciata, a dire delle impertinenze fuor
dei denti, a minacciare di saldare i
conti all' uscita. E proprio sul viso
nessuno osava di rispondergli ; ma
rispondevan tutti insieme facendo la
voce sorda del cane rugliante o il
rantolo dei gatti che fan le fusa ; il
che lo metteva fuor dei gangheri. 11
più accanito era il piccolo Maggia,
una buona stoffa di Saltafinestra fu-
turo , capace d' affrontare anche un
uomo. Doveva essere opera sua una
strofetta in dialetto, che la Varetti
gli udì cantare una sera coi suoi com-
pagni, nella quale rimavano maestra
e Saltafinestra a capo di due versi
che la fecero arrossire. Ella si tro-
vava in un impiccio penoso e difticile,
La niaestniia degli operai 167
non potendo accettare in nessun modo
né sapendo con qual mezzo far ces-
sare quella troppo aperta protezione
di chi era in più mala fama fra i suoi
scolari.
Ma e' era anche di peij;gio. Quella
aperta passione del Muroni per lei,
quella sua continua ammirazione avi-
da e muta, venivan ravvivando ne-
gli altri, per virtij di simpatia, quella
fiammella mista di sensualità e di
sentimento, di cui s'era accorta dopo
i primi giorni. Ella si vedeva ora,
anche da vari degli uomini più seri,
guardata con occhi più intenti e
più arditi ; indovinava dei commenti
più liberi sulla sua persona; co-
glieva a volo delle piccole manife-
stazioni di gelosia, perlin sulla fac-
cia eli bronzo di quel piccolo Mag-
i68 Lxi maestrina desìi
già; dal quale, passando una sera in
mezzo ai banchi, le parve di sentirsi
strisciar la veste con la mano. I soli
che rimanessero immutabili erano il
Perotti, con la sua onesta barba di
buon padre di famiglia, che trattava
sempre la maestra col rispetto d'un
vecchio servitore ; quella specie di
bruto dello zio Maggia, sempre osti-
nato a studiare, e curvo sul banco
come un animale affamato alla grep-
pia, e il socialista Lamagna. Que-
sti, senza dimostrare alcun ossequio
alla maestra, che considerava come
una compagna di officina, pareva che
fosse infastidito della mala condotta
dei suoi condiscepoli, e dava dei se-
gni di disgusto alle loro escande-
scenze più grossolane ; perchè , se-
condo lui, r operaio avrebbe dovuto
La ntaesirina degli operai 169
insegnar l'educazione ai signori, e
invece di farsi disprczzare da loro
con la villania, farli arrossire con la
sua dignità.
XVIII.
Finalmente, il disordine andò tan-
t'oltrc una sera che la maestra decise
di ricorrere al maestro Garallo. Dieci
minuti dopo la lezione, mentre si sen-
tivano ancora sul viale i fischi e i
canti sgangherati degli alunni, piena
di tristezza e fremente di collera,
andò a picchiare all'uscio del suo
quartierino. Le risposero insieme : —
Avanti! — due voci gravi. Ella trovò
marito e moglie seduti dalle due parti
d'una tavola coperta di fogli, tutti e
De Amicis. 22
170 La maestrina degli operai
due con le grosse teste arruffate, pic-
coli e corpulenti, che parevan fratello
e sorella. Il salottino, repubblicana-
mente austero, non aveva altro or-
namento che i ritratti in stampa del
Mazzini, del Saffi e di Alberto Mario,
appesi a una parete ; dall' altra pen-
deva un gran quadro calligrafico, di-
viso in scompartimenti colorati, nei
quali erano segnati gli stipendi dei
maestri elementari di tutti gli Stati
civili ; la tavola era rischiarata da un
lumino da cucina, posto sopra una
scatola di zucchero, vuota.
— Ah! lei è qui! — disse il mae-
stro, ed entrò senz'altro nel suo di-
scorso prediletto, a proposito d'un
memoriale che stava scrivendo, per-
chè il municipio di Torino accettasse
come validi, pei diritti alla pensione,
La maestrina degli operai l'ji
gli anni di servizio prestati dai mae-
stri negli altri comuni. — Perchè è
una sacrosanta giustizia ! — esclamò.
Ma la Varetti lo interruppe e, con
voce concitata, gli espose i casi suoi.
Aveva pazientato fin allora, per non
dargli noia ; ma non poteva più an-
dare avanti con quella classe indi-
sciplinata, che le mancava di rispetto
in tutte le maniere, e faceva della
scuola un mercato. Era assolutamente
necessario che il maestro andasse la
sera dopo a dare un ammonimento
solenne a tutti, e una lezione parti-
colare ai più tristi.
Il maestro si grattò un orecchio;
parve seccato da quella domanda.
— Verrò, — rispose; — ma.... glie-
l'avevo detto che in quella scuola ci
vuole energia.
172 La maestrina degli operai
— Ma che energia vuol che abbia
una ragazza sola davanti a quaranta
uomini? — domandò la Varetti.
— Io li tenevo, — disse con una
nota di trombone la signora Garallo.
— Io non ho la sua virtù, — ri-
spose piccata la signorina. — Lei ne
imponeva di più, anche con l'aspetto....
La Garallo la fissò.
— Io non riesco a farmi temere,
— continuò l'altra, — non so come
fare, ai miei rimproveri non badano,
faccio tutto quello che posso, mi ri-
ducono alla disperazione. È un sup-
plizio a cui non posso più reggere.
■ — E inutile, — disse il maestro,
impazientito, — il popolo vuol esser
trattato in un modo particolare, bi-
sogna saperlo prendere.... Non biso-
gna presentarglisi con maniere, non
La titaestn'iia degli operai 173
dico aristocratiche, non ò il caso, ma
nemmeno, che so io ? troppo signo-
rili; non bisogna lasciargli vedere
che si ha quasi.... orrore di lui.
La Varetti si scosse a quelle pa-
role. — Chi le ha detto che io usi
dei modi aristocratici ? — domandò
con risentimento. — Chi le ha detto
che io abbia orrore del popolo?
— Il popolo vuol essere amato ! —
sentenziò la maestra Garallo.
— E io r amo ! — esclamò la ra-
gazza, con uno slancio vigoroso d'af-
fetto e di sdegno. — Che cosa le può
far pensare il contrario ?
— Andiamo, — concluse il Garallo,
in tuono conciliante, — faremo così,
[-•er ora darò ordine al cantoniere di
assistere alle lezioni. La sua presenza
basterai a tenere a segno i ragazzi.
174 J^^^ maestrina degli operai
Lei, dal canto suo, mi darà sera per
sera i nomi dei disturbatori. Se poi
seguirà qualche cosa di grave, il can-
toniere mi verrà a chiamare, e al-
lora.... non avrò che da farmi vedere.
Intanto, si faccia coraggio.
La maestra, indispettita, stava per
rispondergli : — Se lo faccia lei ! —
ma rattenne la parola sulla punta
delle labbra. Si contentò di fare un
saluto asciutto, e se n'andò.
Uscendo, udì la voce del maestro
che diceva piano : — Non capisce il
popolo ; non sa star col popolo — e
la curiosità la ritenne un momento
con l'orecchio teso. Ma quegli parlava
già dei maestri del Brasile, i quali,
oltre alla casa e al giardino, hanno
un tanto di guadagno per ciascun
alunno promosso.
La uiaesirina degli operai 175
XIX.
Rassegnata, tornò la sera dopo alla
scuola. Nevicava fitto da varie ore ;
gli alunni arrivavano coi cappelli e
con le spalle coperti di neve, scoten-
dosi i panni e pestando i piedi con
grande strepito. A metà del corridoio,
la maestra fu fermata dal cantoniere
che le domandò il permesso di dirle
una parola in confidenza. Il maestro
Garallo gli aveva ordinato di assi-
stere alle lezioni per mantenere il
buon ordine; ma egli aveva una pro-
posta da fare : gli pareva più politico
di star nel corridoio, con l'orecchio
all'uscio, e d'entrar poi all'improvviso,
quando avesse inteso rumore, per-
176 La maestrina degli operai
che, in quella maniera, avrebbe po-
tuto cogliere in flagrante i colpevoli.
E dicendo questo strizzò un occhio,
per far comprender meglio la sua fur-
beria. — Ancora un altro che aveva
paura ! — La maestra gli diede uno
sguardo di pietà, dicendogli che fa-
cesse quel che voleva, ed egli dissi-
mulando la sua soddisfazione, prese
un'impostatura risoluta accanto al-
l'uscio.
Mancavano quella sera più d'una
dozzina d'alunni. La maestra ne do-
mandò conto e seppe che erano an-
dati con molta altra gente a passar
la serata in una stalla, dove un vec-
chio contadino reduce dall'America,
uno spirito faceto e bizzarro, aveva
invitato mezzo il sobborgo a sentir
la storia delle sue avventure. Era un
La maestrina dci^li operai 177
po' di sollievo per lei ; ma della ra-
gazza;^lia, pur troppo, non mancava
un solo.
Fin dai primi momenti ella s'av-
vide che il Muroni era più cupo del
solito : dovevano esser corse parole
fra lui e gli altri prima dell'entrata.
E vide anche su quei dieci o quindici
visi degli alunni più aud:ici come un
pensiero comune, l'apparenza d'un
accordo che avessero fatto fra di loro ;
forse per sostenersi a vicenda quando
uno di essi, dopo la scuola, fosse stato
assalito da Saltafìnestra, che avevano
deciso di provocare. Infatti, non ap-
pena ella si voltò verso la lavagna
per scrivere, si senti dietro alle spalle
un fremito di risa e di mormorii più
impertinenti dell'usato ; ed ebbe una
stretta al cuore, indovinando dal suono
De Amicis. .23
178 La maestrina degli operai
particolare di quel riso le smorfie
laide e gli atti e le parole licenziose
che dovevan correre pei banchi. A un
certo punto, facendosi più alto il ru-
more, il cantoniere mise il viso allo
spiraglio dell'uscio e disse: — Silen-
zio ! Non è la maniera ! — ma disparve
con una così comica rapidità, che
mezza la classe fece una risata. Pochi
momenti dopo, mentre essa scriveva
ancora, le cadde una freccia di carta
ai piedi, poi una buccia di castagna.
Ma quegli affronti non la ferivano
più. Non sentiva più sdegno oramai,
ma una profonda tristezza, e insieme
non so che forza nuova nell'animo,
che la teneva là ferma e intrepida,
quasi a una mortificazione meritata,
ad un'espiazione volontaria, come una
monaca al letto d'un infermo di ma-
La maestrina degli operai 179
lattici ributtante. \'oleva resistere e
soffrir fino all'ultimo, vedere fino a
che segno sarebbero giunti, e se la
sua pazienza di santa non avrebbe
finito con farli vergognare della loro
condotta.
Ma a un tratto sentì un Ooooli! forte
e prolungato di molte voci, in suono
di scherno e di sfida, e, voltandosi,
vide il Muroni ritto sul banco, con gli
occhi fiammeggianti e i denti stretti,
che mostrava il pugno alla classe.
Ella aprì la bocca per gettare un
grido al cantoniere....
In quel momento si spalancò l'uscio,
e un personaggio sconosciuto entrò
nella scuola.
Seguì un silenzio profondo.
Era il nuovo ispettore generale di
Torino, che la maestra non aveva
i8o La maestrina degli operai
mai visto. Egli faceva spesso quella
prodezza, d'andar a visitare le scuole
dei suburbii nelle serate peggiori del-
l'inverno, quando meno era aspettato.
La sua carrozza s'era avvicinata senza
rumore, a cagion della neve ; egli era
entrato bruscamente nel corridoio, fa-
cendo cenno al cantoniere spaurito
di non annunziarlo, e, appeso il man-
tello incerato ad un gancio, dopo es-
ser stato un po' all'uscio a sentire il
chiasso smodato, aveva fatto quell'en-
trata da palco scenico. La sua alta
figura di vecchio ufficiale, coi baffi e
col pizzo bianco, vestito di scuro, coi
panni stretti come un'uniforme, ispi-
rava simpatia e imponeva rispetto. In
una tasca sporgente del suo fianco
si disegnavano le forme d'una rivol-
tella. Era indignato.
La maestrina degli operat i8i
— Che luogo è questo ? — do-
mandò, rivolto alla scolaresca, dopo
aver detto chi era. — In questo modo
rispettate la vostra scuola e chi v'in-
segna? Siete onesti operai, voialtri,
o che cosa siete? Non posso credere
che siano gli uomini, che facciano que-
sto baccano; ma mi fa maraviglia, nù
fa sdegno che lo sopportino senza
arrossir di vergogna, che lascino in-
sultare in così indegna maniera la
scuola del popolo. — Poi , voltan-
dosi alla maestra, con accento se-
vero, senza abbassare abbastanza la
voce: — E lei, signorina, in che modo
tollera una condotta simile? Come
tiene la disciplina? Ma per dignità
sua, quando non fosse per dovere
d'ufficio, ella non dovrebbe permet-
tere che le si manchi di rispetto fijio
i82 La maestrina degli operai
a questo punto! Mi dica: è così tutte
le sere?
La povera ragazza, ritta davanti
al suo giudice, pallidissima, mosse le
labbra per discolparsi ; ma la mente
le si turbò, la voce non le venne : le
venne invece un'onda di lagrime, che
non potè trattenere: tirò fuori il faz-
zoletto e si mise a piangere come una
bambina.
— Si ricomponga — le disse con
voce un po' più mite l'ispettore; —
questo non giova a ridarle l'autorità
che ha perduta. — Poi rivolse dac-
capo alla scolaresca alcune vigorose
parole, che tutti ascoltarono in silen-
zio, con quell'attenzione fissa e stu-
pita che il popolo presta agli attori;
eccettuato il socialista Lamagna, che
guardava per la finestra, con simu-
La maestrina degli operai i83
lata distrazione, un albero carico di
neve, rischiarato dal lampione della
scuola.
Finita l'intemerata, l'ispettore fece
un cenno alla maestra, la quale, con
f^li occhi rossi e con voce tremante,
riprese il filo della lezione, mentre
egli vigilava gli alunni con occhi se-
veri. Tutto a un tratto le domandò:
— Quali sono i suoi disturbatori abi-
tuali ?
La maestra li conosceva tutti; ma
per pura bontà d'animo, non per
paura, non parendole nobile di far
castigare da altri quelli ch'essa non
aveva saputo contenere, rispose con
voce dolce, che pareva sincera :
— Nessuno, signor ispettore. Il dis-
ordine di questa sera è stato un caso.
Mentre ella diceva questo, lo sguar-
Lm maestrina degli operai
do dell'ispettore si fissò sul Muroni,
attratto dal contrasto della dura fie-
rezza di quel viso col sentimento che
v'era dipinto in quel punto, e che
pareva ispirato dalla risposta gene-
rosa della maestra, della quale egli
aveva compreso il pensiero gentile.
— Sta bene, signorina! — disse.
— L'aspetto dopo la scuola — e dato
un ultimo avvertimento agli alunni,
uscì a passi di soldato.
La scolaresca, frenata dal sospetto
d' una riapparizione improvvisa del
personaggio , si contenne decente-
mente fino alla fine, e uscì con or-
dine insolito, non facendo che un
sordo mormorio.
]\Ia mentre assisteva all'uscita deo-U
ultimi alunni dal cortile, prima d'an-
dar a prendere il monito dall'ispet-
La maestrina degli operai
tore, la maestra sentì sul viale la
voce rauca e furiosa del Muroni, che
gridò: — Vigliacchi! — e altre voci
smorzate dal nevischio fitto, che gli
risposero degli insulti, di lontano.
XX.
Dopo quella sera parve che nel
Muroni crescessero insieme la pas-
sione per lei e l'odio contro i suoi
nemici , e che meditasse di sfogar
questo, non potendo quella. Ma la
passione si manifestava in una ma-
niera tutta sua. La maestra non vide
mai sul suo viso l'espressione propria
dell'amore o della benevolenza: il suo
viso non faceva che intorbidarsi sem-
pre più, e il suo sguardo diventava
De Amicis. -24
t86 La maestrina degli operai
più fisso e più sinistro, coi.ie se col
sentimento ch'essa gì' ispirava matu-
rasse gradatamente in lui il propo-
sito d'un delitto. Un gran tumulto di
idee e di sentimenti seguiva nel suo
piccolo cranio e nel suo cuore esaspe-
rato di ribelle al mondo : un fastidio
crescente di sé ; un disprezzo sempre
più iroso dei propri eguali ; un' acre
ambizione d'essere educato, istruito,
ben vestito, ricco per effetto di un
colpo di fortuna, o d'audacia, o d'un
miracolo; un mostruoso avvicendarsi,
quand'era davanti a lei, di concupi-
scenze violente, di impulsi di pietà,
di fantasie affettuose o feroci o la*
scive, di subitanei rivolgimenti del-
l'animo, per cui ora l'avrebbe insul-
tata e percossa come una donna da
trivio, ora si sarebbe umiliato, avrebbe
La maestrina degli operai 187
baciato, forbito con la lingua la suola
dei suoi stivaletti. Egli aveva l'aria
d' un uomo a volte stupito , a volte
rabbioso e vergognoso di quello che
accadeva dentro di se. Ma qualunque
cosa passasse nell'animo suo, mante-
neva inalterate le forme del rispetto
per lei. Pareva anzi che le rendesse
pili visibili per far nascere il sospetto
d'una corrispondenza dissimulata, che
avrebbe dato almeno un pascolo ap-
parente al suo amor proprio. E in-
fatti, il sospetto nacque nella scola-
resca, che li osservava assiduamente
tutti e due. Quello studio che poneva
la maestra a non guardarlo quasi mai,
a mostrar di non accorgersi dello
zelo iracondo con cui la proteggeva,
non pareva naturale a molti, i quali
cominciavano a pensare che fosse
Lxi maestrina degli operai
uno sforzo fatto per velare la sim-
patia. Del resto , egli era un bel
giovane, noto per le sue conquiste
amorose nel proprio ceto ; né i suoi
compagni potevan capire che ciò che
principalmente attirava a lui le donne
sue pari, la sua trista fama, dovesse
essere per la signorina una cagione
fortissima di repugnanza, e neppure
erano in grado di comprender bene
quale distanza m.ettesse fra di loro
la diversità dell'educazione. La mae-
stra s'avvide chiaramente di questo
sospetto dall'atto improvviso e osten-
tato con cui tutti si voltavano verso
di lei e di lui, ogni volta ch'essa lo
interrogava, e dal tossire affettato,
dai sogghigni, dalle mezze parole che
si lasciavano sfuggire, guardandola
con occhi ridenti anche i più savi ; e
La maesttiita degli operai 189
qucst(j la turbò a segno, che doveva
far violenza sopra di se prima di chia-
marlo a leggere, e preparar quasi
l'animo e i nervi a ricacciare il ros-
sore che le sarebbe salito alla fronte,
s'egli le avesse rivolto una domanda
all' improvviso. E stava in continua
ansietà che non le riuscisse una volta
di nascondere il suo turbamento, per
che, senza dubbio, la scolaresca non
l'avrebbe creduto effetto di timidità
o di vergogna dei suoi sospetti, ma
rivelazione d'amore. Per sua fortuna,
una sera che essa più temeva, egli
non venne, e non si fece più vedere
a scuola per vari giorni.
Lo vide una mattina dalla finestra
gironzare nel prato di là dal viale,
col capo basso e con le mani in ta-
sca, come chiuso nei suoi pensieri.
ipo La maestrina degli operai
Alcune ore dopo lo rivide ancora là,
seduto sopra un mucchio di ghiaia,
coi gomiti sulle ginocchia e i pugni
sotto il mento, rivolto verso la scuola ;
ma così lontano che non ne potè di-
stinguere il viso. La sera stessa, verso
notte , passando davanti all' osteria
della Gallina, sentì la sua voce roca
e avvinazzata in mezzo a un gridìo
assordante di giocatori di morra, e
riseppe la mattina dopo dal canto-
niere che s'eran picchiati ferocemente
dopo la mezzanotte, lui e certi ba-
rabba di Torino, mettendo per aria
l'osteria, donde perfino l'oste era fug-
gito ; e si vedevano ancora per la
strada dei brandelli di cravatte e delle
ciocche di capelli, sparsi sulla neve.
Si diceva anzi che il Muroni fosse a
letto per una randellata. Infine, la
La iiuustriiia degli operai 191
mattina del terzo giorno, scendcndc
per la strada maestra, la Varetti le
vide a una cantonata, seduto sopra
un paracarro, col cappello rovesciato
indietro, col ciuffo tra gli occhi, con
le mani nelle tasche dei calzoni, im-
mobile e smorto, col mento insudi-
ciato dal sugo nero d' un mozzicone
di sigaro, che gii pendeva dalle lab-
bra, e spettorato come in piena state.
Guardandolo di sfuggita prima d'es-
ser vista, gli lesse scritti sulla faccia
tre giorni e tre notti d'ozio, d'alterchi,
di gioco e d'ubbriacature, un abbru-
timento che le strinse l'anima, e la
fece rabbrividire, al solo pensiero di
dover incontrare il suo sguardo. Non
potendo tornare indietro, pensò di
passar oltre senza voltare il capo ;
ma quando s'accorse ch'ei l'aveva
192 La maestrina degli operai
veduta e che s'alzava lentamente,
senza osare di avvicinarsi, fu vinta
da un senso di compassione, e lo
guardò. Era briaco ; a stento potè
levar la mano al cappello, che non
trovò subito, e scoprendosi, senza
riuscire ad alzare il viso, le diede
uno sguardo lungo e profondo, ac-
compagnato da un sorriso strano,
stupido, tenero, orribile, che le fece
ribrezzo e pietà, e la lasciò tutta
sconvolta.
La sera del dì seguente tornò alla
scuola sbriacato e pulito, e al primo
riveder la maestra e più al risentir
la sua voce, come se tutti i senti-
menti che aveva addormentati per
tre giorni gli si ravvivassero a un
tratto con maggior vigore, riprese
l'antico atteggiamento di contempla-
La itiaestrina degli operai igS
zionc immobile e cupa ; con la ciualc
ricominciarono gli scherzi e i disor-
dini della ragazzaglia. Ma questa volta
pareva eh' egli avesse mutato idea.
Non minacciava più : si voltava sol-
tanto a guardar ora l'uno ora l'altro,
come per fissarsi nella memoria i
nomi e gl'insulti, e in quel momento
la sua faccia fredda e tranquilla era
più sinistra e più inquietante di quan-
do minacciava. E così fece per due
o tre sere. Poi mancò alla scuola al-
tre due volte.
Alla maestra giunse notizia d'una
nuova rissa seguita la notte in un'o-
steria in fondo al paese, tra lui e
certi contadini della borgata vicina :
s'cran viste la mattina delle tracce di
sangue sullo scalino esterno d'una
cappella. Una notte ella riconobbe la
De Amicis. 25
t94 -^^ maestrina degli operai
sua voce in mezzo a quelle di vari
altri , che passarono cantando nel
campo dietro la scuola, e s'allonta-
narono neir aperta campagna ; e la
mattina dopo, appena levata, fu tutta
stupita di vederlo seduto nel fosso
del viale, sotto la sua finestra, con
la schiena appoggiata all'albero e il
mento sul petto, che dormiva, in
mezzo al ghiaccio. Poi tornò a scuola
una sera, ubbriaco e insonnolito, e
stette per due ore immobile, con gli
occhi lustri, in una specie d'ammira-
zione stupida e infantile d' un suo
nuovo vestito color cinerino. Si ri-
scosse verso la fine, furibondo contro
un ragazzo che aveva lanciato una
pelle di topo sul palco, ai piedi della
maestra. Questa, all'uscita, sentì un
gran tumulto, e riseppe la mattina
La iiiaestriiia degli of>erai iqS
dopo ch'egli aveva preso a schiaffi e
a calci il ragazzo. Poi disparve per
altri due giorni, e le dissero ch'era
stato arrestato.
Non era vero ; ma non lo vedevano
da un giorno cuna notte: qualcuno
diceva che fosse a Torino. La Varetti
lo seppe una mattina da sua madre,
che la venne a trovare tutta pian-
gente, in uno stato d'agitazione feb-
brile, con un viso che pareva l'imma-
gine dello spavento.
— Ah ! signora maestra — esclamò,
entrando nella camera — dove sarà
il mio figliuolo che non si vede più !
Cosa gli sarà mai accaduto ! Come
posso io durar questa vita. Dio di
misericordia, quel figliuolo che pareva
già rinsavito ! — E si mise le mani
196 La niaestriiia degli operai
nei capelli, dicendo che le pareva che
diventasse matto, che non c'era più
modo di averne bene, che l'aveva mi-
nacciata con un martello. — Mi dica
un po', signora maestra — le do-
mandò con voce affannosa — son
nati dei guai coi compagni della scuola,
non è vero? Cos'è successo? Cos'han-
no con lui ?
La povera donna veniva la sera
di nascosto, all'ora dell'uscita degli
alunni, ad appostarsi dietro gli alberi
del viale, e varie volte, dai gruppi
che passavano, aveva sentito delle
minacce, dei propositi di vendetta
contro il suo figliolo. La maestra, per
compassione, credette di doverle dire
che non sapeva nulla, e cercò di ras-
sicurarla; ma non trovava le parole,
essendo distratta da una certa espres-
La luaesf n'ita dei^li operai 197
sione che vedea negli occhi della
donna, supplichevole e scrutatrice in-
sieme, che non le aveva mai visto.
Questa ricominciò ad esclamare :
— Ah! signorina, il cuore mi dice
che deve seguir qualche disgrazia !
Signore Iddio, se me lo avessi a ve-
der portare una notte con una col-
tellata, mi fa sangue l'anima, mi va
via la ragione a pensarci !
E nello schianto di dolore che ri-
senti a quel pensiero trovò il corag-
gio d'aprir tutto l'animo suo.
— L'avevo bene avuto io il so-
spetto — disse a bassa voce, pren-
dendo una mano alla maestra, senza
osare di guardarla in viso, — l'avevo
ben pensato io che tutto fosse per
motivo d' una simpatia ; non m' ero
198 La Maestrina degli operai
E tutt'a un tratto, giungendo le
mani, con un accento d'ardente sup-
plicazione: — Oh signorina — mor-
morò, fissandola negli occhi — se
lei volesse far la carità di dirgli qual-
che buona parola, una sola buona
parola....
Ma s'interruppe, come interdetta,
a uno sguardo di lei.
— Che discorsi son questi? — le
domandò la ragazza, arrossendo. —
Che parte è quella che fate?
La donna diede in uno scoppio di
pianto.
— Ah! è vero — disse poi — "mi
perdoni, signorina.... perdoni a una
povera mamma che non sa più quello
che si dica ! — e le prese e le baciò
le mani con uno slancio di affetto
così umile e così doloroso, che la
La maestrina degli operai 199
maestra, improvvisamente commossa,
svincolò la destra e glie la mise in
atto di carezza pietosa sul capo bian-
co, da cui era caduto il fazzoletto ,
dicendole: — Fatevi animo, povera
donna, fatevi animo; vedrete che non
seguirà nulla. E poi.... io vedrò....
gli dirò qualche cosa....
— Dio la benedica! — rispose la
vecchia rialzando il viso — Dio la
benedica ! Anche una sola parola....
alle volte.... che non faccia morir di
disperazione sua madre, che ha già
penato tanto, che non si metta a
nessun brutto rischio, per compas-
sione dei miei ultimi giorni, che salvi
r anima sua!
Ma neir andarsene fu ripresa dal
suo terribile presentimento. — Ilo
paura che me lo ammazzino! — escla-^
La maestrina degli operai
mò, rimettendosi a piangere. — Mi
dice il cuore che ha da finir male, ho
paura che me lo ammazzino ! Che Dio
ci tenga le sue sante mani sul capo!
Ed era già sull'uscio, quando tornò
indietro con impeto a baciar la mano
alla ragazza. Poi se n' andò, con le
mani sul viso.
La maestrina desili operai 201
XXL
La Varetti, per pietà di quella po-
vera vecchia, decise di farsi forza e
di mantener la sua promessa, di dare
qualche ammonimento amorevole al
giovane, per indurlo, se non altro, a
non incrudelire contro sua madre.
Ma non sapeva quando né dove par-
largli, non passandole neppur per la
mente, con gli umori di quella sco-
laresca, di chiamarlo in disparte al-
l' entrata o all' uscita. Questa incer-
tezza le durò tutto quel giorno. La
sera Saltafinestra venne a scuola.
Aveva il viso più livido degli altri
giorni e un'alterazione di lineamenti
che annunziavano un'ubbriacatura di
De Amicis. 2ó
202 La maestrina degli operai
acquavite non ancor svaporata. La
sua entrata fu accolta con un mor-
morio, che egli fece cessar subito,
soffermandosi in mezzo alla scuola, e
girando lo sguardo sui banchi. Poi
andò al suo posto, dove prese l' at-
teggiamento solito, ma con un viso
torvo, chiuso, fermo, come se avesse
risoluto di far qualche colpo la sera
stessa.
La pietà di sua madre, il timore
ch'egli trascendesse a qualche atroce
provocazione e la speranza di preve-
nirla, indussero la maestra a tentare
una prova, che a lei parve arditis-
sima. Dopo averci pensato un pezzo,
col batticuore, colto il momento in
cui le parve che tutta la classe fosse
raccolta e non badasse a lei, ella si
voltò, verso il Muroni, del quale era
La maestrina degli operai 2o3
certa d'incontrar sempre lo sguardo,
10 lìssò per qualche secondo, come
v\o\\ aveva fatto mai, con una espres-
sione velata di indulgenza, di bontà,
di preghiera.
11 giovine restò un momento col
viso immobile, nell' atteggiamento di
chi senta all'improvviso la voce d'una
persona invisibile, da cui gli paia di
udir pronunziare il suo nome; poi
guardò intorno e tornò a guardar la
maestra, che non lo guardava piij ; e
si passò una mano sulla fronte. E da
quel punto parve che si destasse in
lui un' agitazione nuova , un nuovo
ordine di pensieri. I ragazzi ricomin-
ciarono a fare il chiasso e gli scherni
soliti alla maestra, per offender lui.
Egli non vi badò per un po' di tempo.
Ma tutt' a un tratto, avendo udito
204 La ììiaestriìia degli operai
mormorare dal piccolo Maggia una
sconcia parola diretta a lei, che non
l'intese, si voltò di slancio come una
tigre, e gli disse: — Maggia, ti ta-
glierò la gola.
Varie voci risposero: — Un mo-
mento I — Troppa furia! — Vedre-
mo I — e un vocione dall'altra parte
della scuola muggì: — Ci son io!
Era lo zio Maggia, che s'era alzato
col suo testone deforme, tutto infiam-
mato. Pur non avendo alcun aftetto
per il ragazzo, che lo infastidiva con
le sue monellerie, egli sorgeva in di-
fesa del parente minacciato, senza sa-
pere il perchè della minaccia, senza do-
mandare né riflettere, come un bruto,
perchè aveva inteso il suo nome.
— Bucherò anche te! — gli rispose
il Muroni.
L(i maestrina der^li operai
La maestra gli fece un ("iiiikj di
comando.
— Sapete chi sono — disse an-
cora il giovane a tutta la classe, e
risedette, mandando dei baleni lividi
dagli occhi.
La maestra, stentando a raccoglier
la voce, impose silenzio, e tutti si
quetarono, non per rispetto a lei, ma
pel presentimento di qualche cosa di
grave, che annunziavano la risolu-
tezza dei visi e l' entrata in lizza
dello zio Maggia, conosciuto per la
sua forza e pei suoi furori di toro.
La Varetti stette col cuore solle-
vato fino alla fine, facendo lezione
con un fil di voce. Tutti uscirono in
silenzio.
Essa corse nel cortile, dove cercò
invano il cantoniere, e s'avvicinò al-
2o6 La ntaestrina degli operai
V uscio, tutta tremante, in aspetta-
zione d' una rissa terribile. Udì in-
fatti varie voci che dicevano: — Lar-
go! Largo! — per fare spazio per
la lotta; poi la voce del Muroni: —
A noi ! — e quella dello zio Maggia :
— Son qui ! — E s'appoggiò al muro
per non cadere.
Ma invece dei colpi e delle grida
che s' aspettava, sentì un bisbiglio
improvviso, come un avvertimento
che corresse di bocca in bocca, e poi
lo stropiccìo dei piedi della folla, che
si sparpagliava in silenzio.
In quel silenzio udì ancora la voce
del Muroni, già lontana: — A rive-
derci domani.
Varie voci ripeterono: — A do-
mani.
Ed altre, più vicine, in tuono d'am-
Art maestrina degli operai 20-;
monimento: — A casa, giovanotti, a
casa.
Era la pattuglia dei carabinieri che
faceva sgombrare la via.
XXII.
La Varetti non s'era mai risentita
così vicina come quella sera al ter-
rore che l'aveva messa a rischio di
morire nella sua fanciullezza, quando
era stata spettatrice di quella rissa
sanguinosa degli operai minatori. Essa
aveva sentito passar nell'aria il softio
d' un delitto. E le durò per tutta la
notte un ribrezzo, un affanno ango-
scioso, che accumulò nei suoi sogni
tutte le più spaventevoli immagini
che r avevano oppressa nel corso
2o8 La ìnaestrina degli operai
della vita, e si svegliò accasciata,
piena di neri presentimenti, cercando
ansiosamente, senza trovarlo, un mez-
zo d' impedire quello che stava per
accadere. Tirò un gran respiro di
consolazione vedendo apparir sull'u-
scio la maestra Mazzara.
Essa veniva così entusiasmata dei
propri disegni che dimenticò h per
h di chieder notizie della scuola se-
rale e di Saltafinestra, ch'era ciò che
r aveva spinta fin là, nonostante il
freddo intenso e la nebbia. Voleva
far scrivere alla Baroffi un articolo
sul cattivo nutrimento dei bambini
degli Asili, dove si faceva un abuso
di fagioli intollerabile ; stava cercando
aderenti per invocare una riforma
dell' insegnamento del canto nelle
scuole elementari, dove, con la illu-
La maestrina degli operai 209
sione che i ragazzi imparassero la
musica, li aiiiniaestravano faticosa-
mente a cantar dei cori senza ispi-
razione e senza vita, delle nenie fu-
nebri, che addormentavano cantori e
uditori; voleva promuovere una sot-
toscrizione per l'are un dono d'onore
a una maestra cieca, bellissima, del-
l' Istituto d' Azeglio , un angelo di
grazia e di bontà.... Infine, quando si
fu sfogata, interrogò e stette a sen-
tire con grande attenzione l' amica,
che le disse minutamente tutto quello
che era accaduto e che essa temeva.
Ma, ahimè! fosse per una cattiva
disposizione segreta di lei, o per la
natura pericolosa dell' argomento, la
conversazione doveva durar poco e
finir male.
Quand'ebbe inteso tutto, ella mise
De A.micis. 27
La maestrina degli operai
fuori un consiglio, che la Varetti so-
spettò fosse preparato, da tanto che
le venne pronto. — Mia cara — le
disse, in tuono di sorella maggiore —
il mio parere è questo: che la cosa
si deve far finire a ogni costo, e che
il farla finita sta in te. Tu non devi
permettere che si commetta un de-
litto per causa tua. E c'è un mezzo
solo. Tu devi valerti dell' " ascen-
dente „ che hai su di lui, pigliarlo in
disparte e ordinargli ri-so-lu-tamente
di desistere da qualunque reazione o
provocazione, di fare sacrifizio del
suo orgoglio, di cedere e di rasse-
gnarsi, »per l'interesse tuo. In questo
modo non accadrà nulla ed egli si
muterà. Se gliel'ordhii tu, t'obbedirà.
Non c'è altra via. Tu lo devi far per
coscienza. Questo è il mio sentimento.
La maatrtitn degli operai
— Ma perche credi che m'obbe-
dirà? — domandò la Varetti, non
comprendendo ancora il suo pensiero.
La Mazzara esitò. Poi rispose con
franchezza: — Sta a te farlo obbe-
dire, alla fin dei conti.
— Oh mia cara ! — esclamò l'amica
con un sorriso altero, levandosi in
piedi — per evitare una disgrazia
son disposta a fare qualunque sacri-
fizio, fuor che quello d' avvilirmi.
La Mazzara fu punta, e sentì il
suo sangue popolano rimescolarsi ,
pensando che la Varetti avrebbe dato
la stessa risposta anche per uno dei
suoi fratelli. E, frenando il dispetto,
rispose con un sorriso forzato: —
Pregiudizi sociali.
— Pregiudizi sociali ? — ribattè
r altra con vivacità. — Ma sono i
La maestrina degli operai
pregiudizi della dignità e dell'onore!
Arrossirei davanti al ritratto di mio
padre se mi venisse solo il pensiero
di mancarvi.
— Oh Dio mio! — esclamò la Maz-
zara, fremendo senza farsi scorgere.
— Gli uomini di tutte le classi so-
ciali si valgono, salvo che i loro vizi
e le loro colpe hanno un diverso co-
lore : i signori bevon del vino più fino,
frequentano delle male donne meglio
vestite, e danno dei colpi di sciabola
invece che dei colpi di coltello.
La Varetti frenò un impeto d' in-
dignazione, e le disse con alterezza:
— Tu non sei in te. Mio padre s' è
battuto in duello, e tu lo metteresti
a paro con gli accoltellatori delle ta-
verne?... E un obbrobrio!
— Un obbrobrio?... — rispose quel-
La iitaestn'ita dci^li operai 2 1 3
la, con la voce solTocata dalla col-
lera — uiì obbrobrio?... Ebbene, io ti
(.lieo che mi vanto d' esser figliuola
del popolo, che sono altera della mia
famiglia, e che disprezzo i fumi del-
l' aristocrazia e non so che farmi
delle amiche aristocratiche!
E detto questo, con le lacrime agli
occhi, uscì a grandi passi. La V'aretti
le corse dietro, chiamandola per nome,
pregandola di rientrare. Ma quella
si voltò irritata, e le rispose : — Verrò
un'altra volta: oggi non è aria! — E
disparve.
La ragazza si lasciò andare sopra
una seggiola, profondamente scorag-
gita. Anche la sua amica 1' abbando-
nava quel giorno in cui aveva tanto
bisogno di distrazione e di conforto.
Non potendo regger sola, andò a
214 -^^ maestrina degli operai
cercar la compagnia della maestra
Baroffi. La trovò a tavolino coi ca-
pelli scomposti, col suo largo viso
scialbo di vecchia attrice, curva so-
pra una diecina di quaderni aperti,
dov' ella trascriveva frasi e sentenze
di letterati, di giornalisti e di confe-
renzieri, le quali, dopo un mese di
stagionatura nel suo magazzino, di-
ventavan sue, e le teneva così co-
scienziosamente per sue che, se le
avveniva di rileggerle altrove, le cre-
deva roba rubata a lei. La Varetti
le disse le sue tristezze e le sue paure.
— Ah benedetta creatura — le ri-
spose quella con la voce grossa ed
enfatica — che t'ostini a non darmi
retta! Ma parla dunque, commovili.
Leggi loro qualche bel brano com-
movente del Thouar o del Lambru-
Lxi niaestiiiia (Itigli operai 2i5
schini, e te li vedrai mutare sott' oc-
chio da così a così! Ah se ci fossi
io! — Ma non ostante la tristezza
della sua amica, non si trattenne in
quel discorso. Era tutta eccitata dalla
descrizione d' una solennità seguita
air Università di Londra, dove, nel-
r aula magna, in presenza del can-
celliere, di tutto il corpo dei profes-
sori e d'una gran folla di studenti e
d' altri cittadini, una giovine signora
era stata insignita del grado di dot-
tore in scienze. Quello sarebbe stato
il sogno supremo della sua ambizione.
— Figurati, mia cara — esclamò con
entusiasmo — quella bella signora
con r assisa rossa e dorata di dot-
tore, in quel luogo, davanti a tutta
quella gente, in mezzo a quegli ap-
plausi, e Londra intera che ne parla !
2i5 La maestrina degli operai
Io vorrei aver quella gloria e morire
un' ora dopo!
La Varetti la lasciò ai suoi sogni,
più triste di prima, e andò a cercare
la Latti. La trovò che scriveva, da-
vanti a una specie di altarino di am-
polle e di scatolette di spezieria, e le
cadevan le lacrime sul foglio. Essa
non fece misteri. Sentiva da due
giorni dei sintomi così sicari della
sua fine che s' era decisa a scrivere
le sue disposizioni testamentarie. La
Varetti sorrise allora per la prima
volta nella giornata. Ma se il testa-
mento era comico, la testatrice era
spaventata e afflitta davvero, e la sua
compagnia non le poteva giovare.
Essa la lasciò e tornò nella propria
camera, a contare il tempo quarto
d' ora per quarto d' ora, ai rintocchi
dell' orologio della chiesa.
La tnaestn'tìa degli operai 217
Si riscosse verso le quattro e andò
dal maestro Garallo per esporgli lo
stato delle cose e domandargli se non
credesse opportuno d' avvertire i ca-
rabinieri che passassero anche quella
sera davanti alla scuola. Lo trovò che
trincava tutto solo, un po' eccitato,
forse meno dal vino che da qualche
buona notizia iinanziaria del mondo
scolastico. Egli non si mostrò del
suo avviso.
Se noi — disse — diamo alla sco-
laresca l'abitudine di vedere i 7'cali
carabinieri alla porta, faremo indub-
biamente seguire un disordine la pri-
ma volta che non verranno. E poi ne
andrebbe del prestigio della scuola.
Non bisogna mostrar difiìdenza del
popolo.
Però, non disconosceva la gravità
De Amicis, 23
2i8 La maestrina degli operai
delle cose. E dopo cinque minuti d'in-
certezza, prese una risoluzione eroica.
— Questa sera — disse alzandosi,
e piantandosi l'indice al petto — com-
parirò io.
E la maestra se n'andò, alquanto
riconfortata.
La macstrina dec^Ii operai 219
XXIII.
Ma sul far della notte le rinacquero
l'ansietà, la tristezza e la paura. Non
poteva staccarsi dalla finestra, di dove
guardava quel viale solitario, come
per domandargli che cosa sarebbe ac-
caduto quella sera sotto i suoi alberi,
e le pareva di mal augurio quella
nebbia folta che copriva ogni cosa,
non lasciando che veder confusamente
l'albero più vicino alla scuola. 1 rin-
tocchi della campana che suonava le
ore, lo strepito cupo delle macchine
degli opifici, il suono lontano dell'offi-
cina del fabbro, la lanterna rossa della
Galliìia che ardeva in fondo come un
occhiò sanguigno, tutto le pareva tetro
220 La maestriìta degli operai
e minaccioso, e le rammentava quei
paesaggi sinistri dei cartelloni dei mer-
cati, dove eran dipinte quelle scene
d'assassinio, che le facevano una così
profonda impressione quand'era bam-
bina. A una cert'ora sentì il bisosrno
d'andar a pregare. Non si mise che
un cappuccio, attraversò il viale a
passi furtivi, entrò nella chiesa e s'in-
ginocchiò accanto a un pilastro. La
chiesa era oscura : non luccicava che
una lampada davanti all'aitar mag-
giore : alcune donne erano inginoc-
chiate qua e là : si sentiva in fondo
il passo sonoro del sacrestano. Essa
pregò, ricordò sua madre, invocò suo
padre che le desse animo, e le parve
che egli l'esaudisse. Pensò dopo ai
tanti esempi di fortezza e di corag-
gio, tolti dalla religione e dalla storia,
Ln iiiae'sfn'iKì degli operai
clic ella aveva tante volte raccontati
o letti ai suoi piccoli alunni, con l'ar-
dore (li chi si sente capace di imitarli,
e si vergognò, pensando che era una
così misera cosa appetto a quelle la
virtù che a lei occorreva ; che non
aveva se non da tener con dignità
il posto suo; che non correva nessun
pericolo nella sua persona, e che,
infine, la paura era viltà in un in-
segnante quanto in un soldato. —
Coraggio ! — disse risolutamente rial-
zandosi, e rinfrancata, impaziente d'af-
frontar la paura, s'avviò per uscire.
Arrivata alla bussola, mentre alzava
la cortina pesante di quella specie di
camerino ch'era tra lei e la porta, si
vide davanti un uomo. Riconobbe su-
bito il Muroni e tremò all'idea d'esser
sola con lui in quel luogo chiuso ed
222 La maestrina degli operai
oscuro. Ma si rincorò sull'atto, pen-
sando ch'era impossibile ch'egli ten-
tasse una violenza h, nella chiesa. E
andò innanzi.
— Signora maestra — disse il gio-
vane con voce triste e terma ad un
tempo — preghi per me.
Essa voleva rispondere; ma non le
venne la voce.
Nello stesso punto si sentì pren-
dere una mano, con riguardo, come
da chi non vuol altro che dare un
saluto ; ma nel fare uno sforzo per
svincolarla, ella ebbe una contrazione
alle dita, che strinsero quelle di lui,
e le rimase ancora tanta chiarezza
di mente da comprendere che l'atto
ch'egli fece subito dopo non era pre-
meditato, ma imposto da un improv-
viso ribollimento del sangue, suscita-
La Ulne strina degli operai 22 3
togli dalla sua stretta. In un baleno,
si sentì serrata alla vita, poi alle
braccia, poi alle spalle, e respirò l'a-
lito di quella bocca che cercava il
suo viso : resistè con tutte le sue
forze puntandogli le mani sul petto,
si contorse, si dibattè, cercò di sfug-
girgli inginocchiandosi , udì la sua
voce rauca: — Un bacio.... un bacio....
un bacio, nel nome di Cristo ! — La
lotta durò qualche momento dispe-
rata, in quel buio odorato d'incenso,
rotta da aneliti ardenti e da singhiozzi
strozzati.... Quando sonò un passo vi-
cino, dentro la cliiesa : egli la lasciò,
ella si lanciò fuori.
Aveva appena infilato il viale, rag-
giustandosi il cappuccio con le mani
convulse, che risentì la voce di lui
nella nebbia, dietro di sé, una voce
sa 4 ^^ meiesirinet degli operai
angosciata e supplichevole : — Mi
perdoni. Sono stato un vigliacco. Non
lo farò mai più; lo giuro sull'ani-
ma mia !
Ma essa non si voltò, corse alla
scuola, salì in furia nella sua camera,
cadde in ginocchio davanti al ritratto
di suo padre, e scoppiò in singhiozzi.
La inaestrina dc^li oj>enii
XXIV.
Ma un presentii 11 unto conm.so che
quello dovesse essere il loro ultimo
incontro, e che ci fosse per aria qual-
che cosa di più grave di quella nuova
violenza fatta a lei, la distolsero an-
che questa volta dal fare qualunque
passo. Non solo, ma al momento di
presentarsi alla scuola, ella si ritrovò
assai pili coraggio che non avesse
sperato, forse per effetto appunto di
quel presentimento, che le annun-
ziava una fine, qualunque fosse, dei
suoi aftanni. Nel corridoio, mentre
gli alunni entravano, il cantoniere la
fermò, e le disse con la faccia in-
quieta : — Si riguardi, signora mae-
De Amicis. 29
226 La maestrina degli operai
stra, perchè.... ho sentito certi di-
scorsi : ha da essere una serataccia. —
Entrò: la classe era completa, non-
ostante il freddo e la nebbia fittissima
che copriva la campagna come un'im-
mensa nuvola di /umo. Ella sentì un
tanfo più forte del solito di pipa, di
grasso di macchina e di liquori. Quan-
do sah sul palco e si voltò verso la
scolaresca, si fece un silenzio inusi-
tato, e tutti la guardarono con un'e-
spressione nuova di curiosità. E in
fatti, il turbamento di tutta quella
giornata, il pianto di poco prima, la
stanchezza che da vari giorni l'op-
primeva, avevano affinato e ingenti-
lito ancora il suo bel viso di grande
bambina, del quale faceva apparir pii!i
pura la bianchezza delicatissima un
vestito di lana nera; e v'era nella sua
I.n macstrina defili operai 227
persona alta ed esile come una gra-
zia languida di malata, che la rendeva
più bella delle altre sere. Girando
uno sguardo rapido sulla scolaresca,
vide che non mancava nessuno dei
suoi tormentatori, compreso il Muroni.
Era appena seduta quando s'aperse
r uscio e si presentò il maestro Ga-
rallo. La maestra, che disperava già
ch'ei mantenesse la sua promessa, si
rallegrò.
Al modo com'egli entrò scotendo
la grossa testa chiomata, pestando i
piedi e fulminando occhiate sui ban-
chi, c'era da prevedere che avrebbe
fatto alla scolaresca un'ammonizione
terribile. Salito sul palco, infatti, parve
per qualche momento quasi soffocato
dallo sdegno e dal peso delle parole
-olenni che doveva dire. Poi disse co]
228 La maestrina degli operai
tuono della più affabile familiarità:
— Cosa ho inteso dire, figliuoli, che
ci sono dei malumori fra voialtri?
Questo mi dispiace.... e non dev'es-
sere. Che diavolo ! Chi ha da esser
d'accordo a questo mondo, se non
sono d'accordo gli operai? E poi, pare
che non vi portiate abbastanza bene.
Non capisco perchè. Nella mia classe
stanno che è un incanto. (In quel mo-
mento si sentiva il baccano dei suoi
scolari). Tanto meglio vi dovreste
portar voi per rispetto e per riguardo
alla signora maestra. Andiamo dun-
que, state buoni e non ci date dei
dispiaceri.... se non ne volete avere
anche voialtri. E ricordatevi bene
— concluse con uno sguardo moltro
espressivo — che soltanto con la
concordia e con l'istruzione la classe
La wac^tn'iia rlcgli operai 229
operaia potrà maturare i suoi de-
stini.
Lanciata questa frase che nessuno
capì, egli se n'andò con quattro salti.
Qualcuno dei ragazzi rise ; i grandi
rimasero muti e indifferenti. La mae-
stra, un po' delusa, incominciò la le-
zione.
Con suo stupore, la classe stette
in un silenzio insolito, e da principio
essa -ne fu contenta. I\Ia poco dopo
s'inquietò appunto di quel silenzio.
Vide su molti visi come un'aspetta-
zione meditabonda di qualche cosa
che dovesse accadere tra poco, e che
fosse immancabile, il pensiero fisso
d'un' azione concertata da un certo
numero di alunni : fra i quali e il
Muroni, più stravolto dell'usato, s'in-
crociavano continui sguardi indaga-
23o La ìnacstriìia degli operai
tori. Perfino quel bruto di zio Mag-
gia, così cocciutamente attento alla
lezione tutte le altre sere, le pareva
divagato e inquieto. Pur troppo, dun-
que, i suoi presentimenti non l'ave-
vano ingannata. Ma quello che le dava
più pensiero era la faccia di bronzo
del piccolo Maggia, sulla quale ap-
pariva un'aria di sfida, il riso spavaldo
e tristo del discolo senza coscienza e
senza cuore, che si sente spalleggiato
e aizzato a commettere una cattiva
azione, e che ne pregusta la gioia ve-
lenosa e la gloria infame. Per la prima
volta egli scansava il suo sguardo,
abbassando gli occhi diabolici quando
ella lo fissava, e nascondendo il sor-
riso malvagio dietro la mano sporca,
con cui si tormentava la lanugine del
labbro di sopra. Passò per la mente
La tiuiisittim digli afferai 23 1
alla maestra che la combriccola avesse
incaricato lui di farle a un crrto mo-
li icnto un'offesa grave, per provocare
Saltafincstra. Nondimeno, una gran
parte della lezione passò senza dis-
ordini. Avcvan forse' fissato di fare
il colpo verso la fino, perche il con-
ti itto inevitabile potesse seguire quasi
immediatamente la provocazione. Non
i fu che un incidente notevole, una
breve discussione letteraria fra la
maestra e il Lamagna , a proposito
d'una parola che questi aveva usato
nel componimento. Aveva scritto: —
" Entrò in quel momento un altro
fruitalo. „ Alla maestra, digiuna del
linguaggio socialistico, quel participio
buttato là come sostantivo, per espri-
mere il concetto di " operaio sala-
riato, sfruttato dal padrone „ non
232 La maestrina degli operai
riusciva intelligibile; e alla spiega-
zione che il Lamagna le diede, ella
fece qualche obbiezione puramente
grammaticale, che quegli accolse con
un sorriso di compatimento rispet-
toso. Infine, quando non mancava più
che un quarto d'ora all'uscita, visto
che da vari banchi si facevano dei
cenni d'incitamento al piccolo Maggia,
presa da timore, ebbe l'idea di pre-
venire quel che doveva succedere,
scendendo coraggiosamente tra i ban-
chi e avvicinandosi in aria benevola
al ragazzo, per guardare il suo qua-
derno. Pensava che quell'atto cortese
l'avrebbe forse distolto dal suo pro-
posito. Riuscì infatti a impedire quello
che era stato disegnato, ch'era di get-
tare un oggetto indecente sul suo
tavolino ; ma avvenne di peggio. Men-
La maestrina degli operai 233
tre essa stava china sul banco, toc-
cando quasi col capo il capo di lui,
questi le passò un braccio intorno
alla vita.
.Sonò una gran risata su vari banchi.
Ella si svincolò, mettendo un leg-
giero grido; il Muroni balzò ritto sul
banco per avventarsi sul ragazzo.
— Muroni! — gridò la maestra con
tutta la forza che potè raccogliere. —
Stia al suo posto !
Il Muroni si rimise a sedere, ad-
dentandosi un pugno. La maestra or-
dinò al ragazzo d'uscir dalla scuola.
Questi prese i suoi libri, e se n'andò
dimenando le spalle; ma si voltò an-
cora sull'uscio a lanciare uno sguardo
di scherno al Muroni che, digrignando
i denti, gli fece un cenno con la mano
tesa: — Aspetta.
De Amicis. 3U
2 34 ^'^ maestrina degli operai
La maestra tornò al suo posto,
senza sangue nelle vene, e presa da
un violento tremito, non tanto per
l'affronto ricevuto, quanto per le con-
seguenze immediate che ne preve-
deva. Un silenzio profondo, che la
impaurì, succedette nella classe. Tutti
i visi s'eran fatti seri. Il Muroni aveva
un'espressione d'odio e di risoluzione,
da cui si capiva che nessuna parola
umana l'avrebbe potuto rimuovere.
Il rimanente della lezione passò per
lei come un sogno angoscioso. Sentì
sul viale lo zufolìo canzonatorio del
piccolo Maggia, che doveva esser poco
lontano dall' uscio. Avrebbe voluto
mandare il cantoniere a chiamare i
carabinieri, avrebbe voluto mandare
a chiamare il maestro, avrebbe voluto
ordinare al Muroni di rimanere nella
La maestrina, degli operai 235
sriiola ; ma non potè far nessuna di
queste cose : il suo male organico,
quella terribile debolezza della spina
che le toglieva la volontà , il movi-
mento, la voce, l'aveva presa dalla
nuca alle reni e la paralizzava e la
istupidiva e le dava il senso dell' a-
gonia. 11 tintinnìo della campanella
che annunziò la fine le fece Teffetto
d'una squilla che annunciasse il mo-
mento della sua morte. Si lasciò ca-
der sulla seggiola e appoggiò il capo
sopra una mano.
Il Muroni fu il primo ad uscire o
piuttosto a sparire, attraversando la
scuola come un fulmine. Tutti gli altri
si precipitarono fuori in gran disor-
dine, gli uni per andar a difendere
il Maggia, gli altri per andar a ve-
dere, i più prudenti per non trovarsi
236 La maestrina degli operai
sul terreno della lotta. La maestra
vide passar fra questi, come un'om-
bra, il Perotti e il suo figliuolo, ed
ebbe la forza di chiamarlo : — Pe-
rotti ! — per raccomandargli che s'in-
tromettesse; ma quegU scappò senza
rispondere, tirandosi dietro il ragazzo
spaventato.
In quel punto sentì delle grida acute
sul viale, e un momento dopo vide
entrare nella scuola già vuota il can-
toniere, col viso bianco, forse per ri-
fugiarsi.
— Cos'è stato? — domandò la
maestra.
— Saltafinestra ha rotto la faccia
al piccolo Maggia — rispose lui, e
scappò via per non ricevere l'ordine
d'accorrere fuori.
Si sentiva intanto sul viale un fra-
La maestrina degli operai 287
stiiono confuso di grida e di passi
concitati. La maestra uscì dalla scuola,
tenendosi ai muri, e sali nella sua
camera, dove udì le voci di spavento
della Baroffi e della Latti dalla ca-
mera vicina. Le grida e i passi di
fuori pareva che s'allontanassero. Ri-
prendendo animo, corse ad aprir la
finestra e s'affacciò. La nebbia fittis-
sima nascondeva ogni cosa. Essa vide
per terra, davanti alla scuola, al chia-
rore del lampione, dei cappelli sparsi
e un randello. Piìi in là era un'oscu-
rità densa e misteriosa, da cui usci-
vano delle grida come spente, che
ora parevan lontane, ora vicine, come
di gente che s'inseguisse girando. —
Di qui! — Piglia di là! — Addosso!
— Boia! — Avanti! — Bucatelo! —
Tre o quattro ombre passarono cor-
La maestrina degli operai
rendo davanti alla scuola e dispar-
vero dietro la chiesa. La maestra
sentì dei colpi secchi e sinistri come
di randellate sopra un cranio ; poi
un grido altissimo, lamentoso, furi-
bondo come il ruggito d'una belva
trafitta : — Assassini ! — poi altre
grida affannose : — Via ! — Alla
larga ! — e vide altre ombre passar
di volo nella nebbia, sotto la sua fi-
nestra, ed altre un momento dopo,
in cui le parve di distinguere i cap-
pelli dei carabinieri. Poi non vide più
nulla, e seguì un silenzio di morte.
Allora si spiccò dal davanzale, senza
pensare a chiudere i vetri, e barcol-
lando e premendosi una mano sul
cuore, corse al suo letto e vi si lasciò
cadere, sfinita.
Un momento dopo sentì entrare la
La ìniit strina cic^lt operai 289
Baroffi, affannata, che le fece con ac-
cento drammatico molte domande, a
cui essa non rispose. Quella l'aiutò
ad alzarsi, e andarono insieme all'al-
tra finestra, che dava sul cortile, dove
suonavano varie voci : apersero : udi-
rono il maestro Garallo che incorag-
giava il cantoniere ad andar a pren-
der notizie, ripetendogli che tutto era
finito. Ma quegli ricalcitrava, rispon-
dendo: — Eh sì, mi possono ancora
prendere.... come testimonio. — Il
maestro bestemmiava, dandogli ogni
specie di titoli, ma non il buon esempio.
Tornarono all' altra finestra. Sul
viale, nella nebbia, si vedeva un an-
dare e venire di lumi, si sentiva il
mormorio di molta gente. A un tratto
scoppiarono le grida e i singhiozzi
disperati d'una donna. La Varettl ri
ù^o La maestrina degli operai
conobbe quella voce e s'abbandonò
fra le braccia della sua amica, che la
portò quasi sul letto.
Di lì a pochi minuti si rifece un
gran silenzio.
La maestra Baroffi tornò alle sue
domande : dovevano aver ferito o am-
mazzato qualcuno. — E accaduto qual-
che cosa nella scuola? Come è co-
minciata la hte ? Chi è stato ?...
— Non so nulla — rispose la Va-
retti tremando; — non posso parlare,
non mi dir nulla !
La sua amica tornò ad affacciarsi
alla finestra del viale ed esclamò : —
Oh Dio mio !... Hanno mandato a chia-
mare il parroco !
La Varetti si mise a piangere.
In quel punto picchiarono all'uscio.
Erano il maestro e la maestra Ga-
La uuicslt ina degli operai 2,\ i
rallo che domandavano il permesso
d'entrare per dare e chieder notizie.
La Baroflì li avverti che tacessero,
accennando la sua amica curva sul
letto. Ma il maestro disse con la sua
voce di basso : — Hanno ferito Sal-
tafuiestra. Ci son vari feriti.
Però, udendo pianger la Varetti, si
ritirarono tutti e due per andare ad as-
sister la Latti che s'era messa in letto,
dicendo che era venuta la sua ora.
Le due donne rimasero un po' di
tempo in silenzio. Tre colpi vigorosi
battuti all'uscio del cortile le riscos-
sero tutte e due. Sentirono la voce
del cantoniere che parlamentava di
dentro prima di decidersi ad aprire.
— Presto! — grid») una voce di don-
na impaziente. — Una commissione
del signor parroco !
De Amicis. 3»
242 La maestrina degli operai
La Varetti sentì per istinto che la
commissione era per lei, e indovine
quale fosse, e per uno di quei rivol-
gimenti istantanei che seguono nelle
anime buone e nobili alla voce d'un
grande dovere, si sentì fuggire tutt'a
un tratto debolezza, paura, ribrezzo,
e con uno slancio generoso gridò :
— Vado ! — e afferrato il suo cap-
puccio, discese correndo, seguita a
fatica dalla sua compagna.
Era quello che aveva pensato. La
donna veniva da parte del parroco e
della madre del Muroni a supplicarla
d'andare al letto del ferito.
— Son qui! — rispose la ragazza,
e lasciando il cantoniere stupito del
suo coraggio , senza rispondere alla
Baroffi che le raccomandava di dir
qualche bella parola, si slanciò sul
viale con la donna.
La ntaesln'iia degli operai 248
XXV.
Essa correva tanto, che la donna,
con la lanterna alla mano, stentava
a tenerle il passo. Correvano senza
parlare. Passarono nella nebbia vicino
a vari gruppi di curiosi, che giravano
qua e là per il viale, guardando in
terra, in cerca delle traccie di san-
gue, e commentando l'avvenimento.
Arrivate in fondo, videro una folla
davanti all'osteria della Gallina, e
.^ voltando nella strada, capannelli alle
cantonate e davanti agli usci aperti
e rischiarati. Di fronte alla macelleria
incontrarono due carabinieri che con-
ducevano uno ammanettato , accom-
pagnati da molta gente, che faceva
244 -^ maestrina degli operai
un gran mormorio. La Varetti voltò
il viso da un'altra parte; la nebbia
impedì alla donna di riconoscere l'ar-
restato. — Ah ! ne hanno preso un
altro ! — esclamò. — Assassini ! Dieci
contro uno si son messi ! — La casa
del Muroni era accanto alla tabacche-
ria. La maestra la riconobbe, prima
di vederla, dalla molta gente che
v'era aggruppata davanti, e che s'a-
perse in due ali, guardandola con viva
curiosità, per lasciarle il passaggio.
Passando , udì alcune parole che la
fecero rabbrividire. — La punta del
coltello — diceva una voce — ha
intaccato il midollo della spina, ca-
pisci ; non c'è più niente da fare. —
Messo appena il piede sulla scaletta,
essa intese su al primo piano i sin-
ghiozzi della vecchia, e fu per man-
La iiKìfi/n'iKi degli operai a.\S
carie l'animo; ma vinse quel momento
(li debolezza. Salì afìVcttatamcnte, vide
un uscio aperto ed v\\\ lume, entrò
dililata. La vecchia le corse incontro
come una pazza, agitando le mani, sin-
ghiozzando : — Mi muore ! Mi muore !
Dio di misericordia ! Provi lei ! Ha
buttato via il crocifisso ! Mi muore
come un disperato ! Gli salvi l'anima
lei, per l'amore di Gcsìi, per l'amore
dei suoi morti, gli salvi l'anima lei,
se la riconosce ancora!
La maestra si slanciò in una pic-
cola camera nuda e bassa, e vide il
ferito sul letto, stravolto e bianco, coi
segni della morte nel viso, coi capelli
scarmigliati, con la camicia macchiata
di sangue ; il quale si dibatteva, fu-
rioso, sacrando, arrotando i denti, re-
spingendo da se il parroco che gli
Dk Amicis. 31*
246 La ììiaestrina degli operai
porgeva il crocifisso, vibrando i pugni
per aria, trafelato, già preso dalla pa-
ralisi che gli levava il respiro. In un
angolo, il grosso medico biondo si
lavava tranquillamente le mani in un
secchiolino. Per tutta la camera v'era
un orribile disordine di coperte e di
cenci sanguinosi. 11 piccolo vecchio
prete, con un'aria rassegnata, fra un
tentativo e l'altro di far baciare la
croce al morente, l'andava ripulendo
con una mano dalla polvere che le
si era attaccata suU' ammattonato ,
dove quegli l'aveva sbattuta con un
manrovescio.
La maestra s'avvicinò arditamente
al capezzale.
Appena la vide, il giovane si quetò
tutt'a un tratto e le fissò in viso gli
occhi già velati come da una sottiiis-
Im iii'ifitn'u'i di'i^li operai 2^']
sima foglia di vetro inumidito, e stette
a t^uardarla con un'espressione di pro-
fondo stupore.
La madre, ritta accanto a lei, disse
singhiozzando : — Figliuol mio ! Guar-
da, figliuol mio: è la tua maestra. Non
la riconosci ?
Il parroco colse quel momento per
riavvicinare il crocifisso al suo viso ;
ma egli lo respinse con un atto iroso
della mano, senza staccar gli occhi
dalla maestra.
Un leggerissimo sorriso gli brillò
negli occhi e sulla bocca, e, ansando,
tendendo una mano incerta verso di
lei, pronunciò qualche parola confusa.
— Mio Dio! — esclamò la madre
giungendo le mani. — Ha detto ;;//o
Dio !
Non aveva detto iiiio Dio. La mae-
La maestrina degli operai
stra sola aveva capito le sue parole
perchè, con tutt'altra voce, in tutt'al
tri momenti, gliele aveva già udite
dire più volte. — Mi dia un bacio —
aveva voluto dire.
E in quel momento la prese una
immensa pietà e una tenerezza infi-
nita pensando ch'egli moriva per lei.
Essa pigliò con una mano la sua ma-
no sinistra, e posandogli l'altra sulla
fronte, si chinò, e lo baciò sulla bocca.
Quando rialzò il capo, lo vide mu-
tato. Egli aveva sul viso una espres-
sione quieta e buona di riconoscenza.
Lentamente, senza lasciar la mano
della maestra, né cessar di guardarla,
stese l'altra mano verso il prete, prese
il crocifisso, se lo avvicinò alla bocca,
e lo baciò; poi se lo strinse al petto.
La madre gettò un grido di grati-
La tuaestrt'ua degli operai 249
tudine a Dio e cadde in ginocchio,
abbandonando il capo sul fianco della
ragazza.
E il ferito continuò a tener la mano
di lei nella sua e a fissarle gli occhi
negli occhi, fin che spirò.
FINE.
I
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